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PAGELLE/ Barcellona-Real Madrid (2-2): i voti, la cronaca e il tabellino (Coppa del Re)

Il ritorno dei quarti di finale tra Barcellona e Real termina sul punteggio di 2-2. Doppio vantaggio blaugrana firmato Pedro-Dani Alves nel primo tempo. Le pagelle di Barcellona Real Madrid

Dani Alves (Foto: Infophoto) Dani Alves (Foto: Infophoto)

LE PAGELLE DI BERCELLONA-REAL MADRID (RISULTATO: 2-2): I VOTI, LA CRONACA E IL TABELLINO –  Il ritorno dei quarti di finale tra Barcellona e Real Madrid termina sul punteggio di 2-2. Doppio vantaggio blaugrana firmato Pedro-Dani Alves nel primo tempo, inutile rimonta merengue nella ripresa con Ronaldo e Benzema. Il risultato complessivo, il 3-2 memore dello 0-1 del Bernabeu, premia i catalani offrendogli il passaggio alle semifinali, dove affronteranno il Valencia. L’eliminazione non deve invece offuscare i meriti del Real, che stavolta ha interpretato il clasico nella maniera più consona, aggredendo il campo dall’inizio e spaventando più del solito gli avversari. Che poi il Barça sia pressoché imbattibile è un altro discorso: grazie alla crema spremuta dalle merengues la partita si ha saziato i palati più esigenti, sviluppandosi a ritmi alti e con pochissimi momenti morti. 
CRONACA PRIMO TEMPO - Il primo tempo finisce 2-0, ma ha le gambe corte: quelle di Messi, Pedro e Alves, furetti terribili che sgommano miracolosi affreschi sul nobile prato del Camp Nou. I due gol, l’uno cucinato dal pallone d’oro e l’altro servito direttamente da Alves, sono miracoli che squarciano il velo blanco, altrimenti strappato giusto da occasionali (e godibili) fraseggi distensivi. il Barcellona scende in campo nel tradizionale 4-3-3, con Fabregas confermato nei freschi panni di finto attaccante e il cuore mediano di crema catalana (Xavi-Busquets-Iniesta). Mourinho invece lancia Kaka nel trio meraviglia alle spalle di Higuain, preferito a Benzema. Si possono fare molti discorsi, ma è pur vero che basta un episodio per demolire in un amen i più grossi castelli di parole alate. A fari spenti, la domanda s’appanna d’inutilità ma resta accesa come una spia: come sarebbe andata se Higuain avesse segnato dopo dieci-secondi-dieci, sfruttando lo sciagurato retropassaggio di Pique? Anche col senno di poi, quello di cui son piene le fosse, resta una circostanza importante se non decisiva. Il primo tentativo del Barca è invece un abbozzo a giro di Messi affievolitosi fuori al 14’: in mezzo, il Madrid ingrana le marce scaldando i riflessi di Pinto, pronto a respingere in uscita una punizione di Ronaldo spizzata dallo stesso Higuain (in posizione però di fuorigioco 7’). Ci prova anche CR7, a più riprese: il primo sinistro nasce fuori equilibrio e muore a lato di 2-3 metri alla destra del portiere (9’). Al 21’, il portoghese ci riprova da fermo: il destro dai 25 metri è un sibilo che il mare di ululati in tribuna divora in un boccone di scherno. Poi, al 25’, la grande paura, che come i maggiori spaventi scaturisce dal nulla. Mentre Pinto pascola tranquillo sulle strisce pedonali della porta, un volatile impazzito attraversa la strada stampandosi sull’interno della traversa: è la conclusione di Ozil, partita da distanza siderale (30 metri abbondanti) e del tutto inaspettata. Oltre al legno, la minaccia sembra scuotere anche Messi, che al 43’ si scrolla di dosso polvere e difensori cucinando l’1-0. La percussione di Leo taglia il limite dell’area verso sinistra, e trova il sostegno di Pedrito al capolinea: il destro rasoterra non lascia scampo a Csasillas. Poi, il prodigio di Alves, altro piccione viaggiatore che incrocia il volo da destra sino ad annidiarsi nel sette opposto: golasso al 47’! Ma mai risultato fu più bugiardo, almeno nell’era Mou vs Pep. Post scriptum: Iniesta, uscito per infortunio al 29’, potrebbe averne per 3 settimane.
CRONACA SECONDO TEMPO -  E infatti, lenta ma inesorabile, la verità viene al pettine, nodosa come i fraseggi in cui i catalani cercano d’addormentare la partita. Dopo una prima metà di scoramento, è Cristiano il guascone a riaccendere le speranze dei suoi. Il portoghese capitalizza al meglio l’invito profondo di Ozil sfruttando l’ennesima svagatezza della difesa del Barça, insolitamente scricchiolante. Il dribbling su Pinto e il tocco a porta vuota sono pura formalità (67’). Poi, gattone Benzema (dentro per Higuain): recupera un pallone randagio accompagnandolo di persona in fondo al sacco, con sombrero su Puyol ultimo baluardo e destro secco a infilzare il portiere (71’). Logicamente la partita si infiamma, e con essa gli animi in campo: a farne le spese sarà Sergio Ramos, espulso all’86. Attorno ai nervosismi di rito si sviluppa un finale avvincente, in cui gli sforzi del Real s’alternano alle ripartenze di un Barça riassettato dai cambi (dentro Mascherano e Thiago Alcantara, equilibrio dietro e compattezza in mezzo). Il Barcellona congela il pallone in attacco, sfiorando il terzo gol con le energie extra di Messi, il Madrid preme ma sfoga l’impeto più in falli di frustrazione che in grandi manovre: le fatiche del primo tempo ostacolano la volontà degli uomini di Mou. Finisce senza la solita rissa. Pur sfiorata: a esser sinceri, il Real avrebbe meritato se non la qualificazione almeno di vincere questa partita; nel complesso la semifinale premia giustamente i catalani, più meritevoli nei due atti del confronto. Le merengues salutano la Coppa del Re: ma le due si rivedranno, c’è una Liga da contendersi.