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Calcio e altri Sport

PRIMAVERA/ Il calcio in Italia non è uno sport per vecchi. Oppure no?

Gianluca Rubin, difensore centrale della Juventus campione a Viareggio (Infophoto)Gianluca Rubin, difensore centrale della Juventus campione a Viareggio (Infophoto)

Attualmente queste si trovano di fronte ad una complessa politica di rinvigorimento della prima squadra. Basti pensare a quanto sia difficile ammirare l’affermazione di un giovane del vivaio nel proprio team. Sempre più facile è invece ritrovare sparsi per le più sperdute città italiane ragazzi in cerca di “esperienza”, presto interrotta da società poco pazienti.
Seguendo questa svolta, le società maggiori sono incoraggiate nel “vincolare” i propri gioiellini con contratti modesti (basterebbero 3 anni), così da valutare in tutta calma le loro prospettive. Una conseguenza a catena di tutto questo potrebbe essere anche la preoccupazione nel filtrare al meglio le nuove leve da parte dei club e migliorare di gran lunga il livello di tutto il sistema.
Il modello che si delinea nei prossimi anni potrebbe tranquillamente vincere su quello spagnolo: con le varie squadre riserve (Barcelona B per il Barca e Castilla per il Real) inserite nei campionati inferiori, ma senza lo stimolo dei punti in classifica.
Ci sono, dunque, tutti i presupposti per l’avvio dalla prossima stagione di un’autentica “rivoluzione silenziosa” del calcio all’italiana.
Concludo con due brevi riflessioni: innanzitutto la mia speranza è di non aver “gettato il cuore al di là dell’ostacolo” e ritrovarmi tra qualche anno a rileggere quest’articolo e accorgermi di quanto mi ero illuso.
Sulle ali dell’ottimismo riporto una citazione di Rostand, che auspico diventi propria del nostro calcio: “Bisogna credere alla luce nonostante la notte. Bisogna forzare l’aurora a nascere, credendoci”.

(Francesco Davide Zaza)

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