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MILAN-JUVENTUS/ Una Classica che avrebbe meritato molto più delle polemiche

Antonio Conte (Foto: Infophoto) Antonio Conte (Foto: Infophoto)

Innanzitutto il Milan è riuscito a spaventare, per la prima volta, la Juve, che, come mai le era successo, ha guardato la morte in faccia: il gioco tutto fantasia, velocità e dinamismo dei rossoneri ha sorpreso gli ospiti, che hanno sofferto per un'ora le incursioni dei folletti di Allegri, guidati da un Robinho strepitoso che ha dimostrato ancora una volta che se in certe partite sbaglia l'impossibile, in quelle che contano risponde presente, a prescindere da chi ha a fianco. Con Ibrahimovic con l'Arsenal, cosi come ieri con Pato, ha sfoderato tutto il suo repertorio, saltando costantemente chi gli si parasse innanzi e facendo ammattire la retroguardia bianconera. Inoltre, della sua esplosione ne sta beneficiando il suo gemello eterozigote Emanuelson, che dimostra sempre più piede e gamba adatti ai palcoscenici in cui è chiamato ad esibirsi. Tutto sommato, non male, mancando più di due mesi di lotta e corsa scudetto. Fondamentale l'ennesimo gol di Nocerino, che ricordiamolo è stato pagato mezzo milione: il suo gol, seppur fortunoso, è decisivo, e la sua prestazione lo è altrettanto, almeno tanto quanto quella di Muntari, che si sta giocando al meglio le carte che ha a disposizione. Sempre più affiatata la coppia centrale Thiago-Mexes, che allontana i fantasmi del dopo Nesta. La sensazione, insomma, è che col rientro di Ibra, Aquilani e Boateng, il Milan sia ancora la squadra più forte, e la mia personale favorita al titolo finale. L'unico reparto migliorabile è quello dei terzini, ad oggi buoni ma non eccelsi, come il resto della squadra.

Per quanto riguarda la Juve, a parte la crisi che ha colpito il povero Bonucci e la passività di 60 minuti di terrore, questa trasferta ha comunque del positivo, e non mi riferisco all'imbattibilita conservata: la ritengo anzi un'handicap, dato che psicologicamente potrebbe creare più pressione e ansia da prestazione che altro, e, se violata, potrebbe generare un temibile effetto a catena; no, mi riferisco sia all'intelligenza di Conte, che ha riconosciuto gli errori in partenza e li ha corretti strada facendo, con tre cambi decisivi che hanno raddrizzato la sfida, sia al fatto che ormai si sono capiti gli uomini chiave da cui non si può prescindere. Oltre agli ovvi Buffon e Pirlo, infatti, Matri e Pepe hanno confermato che, con loro, è un'altra storia, visto che la squadra li segue, di loro si fida, e a loro affida il ruolo di risolvere le cose quando queste si fanno complicate. I movimenti dei due giocatori infatti sono decisivi affinchè suoni al meglio tutta l'orchestra, che, oggi più che mai, abbiamo la certezza necessiti del 433, e non del 352, modulo usato per non prenderle a Napoli.