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ARBITRI/ Paparesta: il problema non è Romagnoli, ma chi lo ha scelto (esclusiva)

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L'ex arbitro Gianluca Paparesta, 42 anni (INFOPHOTO)  L'ex arbitro Gianluca Paparesta, 42 anni (INFOPHOTO)

Avrebbe in mente dei nomi per rifondare l’associazione, per quanto il lavoro si prospetti lungo?

C’erano Collina e Rosetti, ma sono andati via: Collina è consulente della federazione ucraina e Rosetti di quella russa. Erano due elementi di grande valore: avranno sentito le difficoltà nell’operare in un ambiente dove la dirigenza non è lineare nelle indicazioni. Questo sta a significare la scarsa attendibilità dell’Associazione Italiana.

Come dunque si dovrebbe procedere all’interno dell’AIA?

Credo che sia da rifondare tutto quanto. Non è concepibile un gruppo limitato di 20 arbitri che dirigono le partite di Serie A. Domenicalmente ci sono errori che non vengono nemmeno riconosciuti. Fino a ieri se prendi le dichiarazioni di Nicchi e Braschi si parla di arbitri che non sbagliano mai, assistenti che sbagliano in percentuale minima…purtroppo noi che assistiamo e commentiamo sappiamo che non è così. Basta vedere l’ultima giornata, cominciata con gli errori di Romeo in Genoa-Parma, proseguita con Romagnoli fino a Siena-Palermo, con Gava che non è nuovo a direzioni che lasciano molto perplessi.

Proprio la gara di Siena è stata nell’occhio del ciclone Domenica. Come giudica gli episodi contro il Palermo?

L’espulsione di Balzaretti è ingiusta, il rigore è inesistente, e Brienza fra l’altro potrebbe essere squalificato con la prova tv. Gli errori crescono sempre e la dirigenza arbitrale non è in grado di formare al meglio questi arbitri, e soprattutto di dargli la possibilità di un ricambio. Adesso Tagliavento cosa farà? Stara fermo 2 settimane, e poi ritornerà in Serie A. Non c’è la possibilità per un arbitro di recuperare, magari arbitrando una partita di Serie B, come fanno i calciatori nelle squadre Primavera dopo gli infortuni. Questo sistema impedisce agli arbitri di ritrovare la credibilità, ed è il fallimento delle scelte di Nicchi.

Sembra che lo stesso Brienza abbia ammesso la simulazione in campo, ma la decisione non è cambiata. In questi caso gli arbitri fanno bene a tirar dritto e dovrebbero interagire di più coi calciatori?

Un arbitro con un minimo di esperienza percepisce anche dall’espressione del viso. Brienza era imbarazzato, si vedeva che era in difficoltà; i giocatori del Palermo gli sono andati a chiedere e lui ha confermato che non era rigore, ma non credo l’abbia detto all’arbitro. Ma anche nel momento in cui sbaglia, e si sbaglia tanto perché è umano, un arbitro deve pensare a come ovviare all’errore.

Più collaborazione arbitro-giocatore dunque?

Se ne parla tanto: in questo caso magari parlando con Brienza sarebbe potuto cambiare qualcosa. Sarebbe stato un esempio di quella collaborazione tanto propagandata dall’AIA ma che poi non si verifica mai sul campo, perché ognuno va per la sua strada, ognuno si mette d’autorità e pensa ai propri interessi. Se si avesse anche l’umiltà certe volte, di fronte a proteste clamorose, di chiedere ai giocatori non ci sarebbero poi tutte queste polemiche.

A questo proposito come giudica le dichiarazioni di Buffon in merito al gol fantasma di Muntari (“anche se avessi visto, non avrei detto”)?

È’ difficile capire se Buffon poteva vedere o meno, certo che per come è concepito adesso il mondo del calcio… Non so se Tagliavento gliel’avesse chiesto avrebbe ammesso o meno la propria percezione. Lo stesso Buffon settimana scorsa si era lamentato per la non collaborazione degli arbitri. Certo per una partita così importante lo capisco, anche perché non è che un giocatore deve dire le cose all’arbitro: di norma è il direttore che deve applicare le regole. Comunque non si può pensare che l’arbitro decida senza chiedere mai la collaborazione dei giocatori, e poi di punto in bianco, in un caso così importante, cambi approccio coi giocatori. Parliamo di due mondi che non dialogano, e in più quello arbitrale si chiude in sé stesso e non parla con nessuno evitando la minima dichiarazione. Fanno solo quelle riunioni in cui convocano le squadre e arrivano i magazzinieri: questo dovrebbe far capire a Nicchi il suo scarso appeal nei confronti del sistema calcio.



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