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SERIE A/ Una domenica senza calcio "spalmabile" non ci riporta ai tempi di Rocco

Tutte le partite giocate alle 15, come ai bei tempi? Scatta l'operazione nostalgia? Forse sì, ma quante differenze con il calcio di una volta! Ne parla GIANLUIGI DA ROLD

Un contrasto di gioco (Foto: Infophoto) Un contrasto di gioco (Foto: Infophoto)

SERIE A: LE PARTITE ALLE 15 - Tutte le partite giocate alle 15, come ai bei tempi? Scatta l'operazione nostalgia? C'è già chi rimpiange il transistor con il filo all'orecchio con “Tutto il calcio minuto per minuto”, con le cronache radio in diretta di Ciotti e di Ameri, o addirittura di Nicolò Carosio? A parte il fatto che una partita si è giocata alle 12 e 30, ora in cui ai tempi della presunta nostalgia, si usciva dall'ultima Messa della domenica e si andava a casa per il pollo arrosto, ormai l'appuntamento con la giornata di campionato rispetta i tempi dei palinsesti televisivi e soprattutto guarda con sempre maggior ansia il grande business dei diritti tv con cui campano le squadre di calcio. Per cui la nostalgia è legata solamente agli anni che passano e allo stravolgimento che si è avuto nel mondo del calcio.
Quindi, andiamo con un minimo di ordine. Quello che ci fornisce, da sempre, la televisione è un surrogato del vero calcio giocato e visto a bordo campo, oppure dai gradini di uno stadio. A San Siro, i veri intenditori andavao nel “parterre”, zona alle spalle delle panchine degli allenatori, e guadavano la partita in piedi, in modo da vedere non “gli schemi immaginari” di cui si parla oggi, con eloquio risibile sui teleschermi, ma la tonicità di una squadra, la facilità di corsa o la capacità di smarcarsi in attacco e di raddoppiare in difesa dei giocatori. Oggi a San Siro il “parterre” non c'è nemmeno più, da anni.
Il nobilissimo gioco del calcio, studiato e insegnato dai britannici, persino nelle grandi public-school, e perfezionato dalla scuola uruguagia, non è mai esistito sugli schermi televisivi. Sul monitor possono diventare “campionissimi” personaggi che, per una “giocata televisiva” (cioè pochi frames), magari si sono completamente assentati per molti minuti nell'arco di un'ora e mezza di partita. Aggiungiamo anche che lo “stupidario” televisivo è amplissimo.
A parte le banalità recitate da questo nuovo mondo femminile che ha invaso letteralmente campo e spogliatoi e che di calcio capisce poco o nulla (come è naturale), c'è l'enfasi di telecronisti improvvisati, i commenti di sedicenti studiosi del gioco e della tattica. Degli autentici “venditori di tappeti” che hanno sempre scambiato “il gioco della palla con il gioco del pallone”, come diceva Gianni Brera. Ora, per questa ragione, i famosi “competenti” televisivi sono stati affiancati da ex giocatori, che spesso in campo, ai loro tempi, erano fenomeni naturali, non dei ragionatori di centrocampo.
Ma soprattutto, nel surrogato televisivo, manca la percezione dello scontro fisico che c'è sul campo. Questa settimana si parlerà continuamente del ceffone di Ibrahimovic rifilato ad Aronica, che ha colpito in parte Nocerino. E si parlerà dello schiaffo di Aronica sempre a Nocerino, la vera vittima del piccolo diverbio. Ma siamo in un clima di “politicamente corretto”, perché una simile scaramuccia sarebbe stata banalizzata in tre secondi ai tempi del vecchio Padova di Nereo Rocco. Quando giocavi contro autentici “asasin” come Blason, Scagnellato e Azzini uscivi dal campo sempre con gli incisivi in mano, qualche volta anche con un orecchio che a stento ti ricucivano. Non a caso il “credo” di Rocco, grande allenatore era: “Qualsiasi cossa passa sul verde daghe, se l'è el balon, pasiensa!”