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DIMISSIONI FABIO CAPELLO/ Vittima dei tabloid e di un gruppo fragile

Pubblicazione:giovedì 9 febbraio 2012

Fabio Capello (Infophoto) Fabio Capello (Infophoto)

LE DIMISSIONI DI FABIO CAPELLO. Per chi, come me, non fosse frequentatore assiduo delle vicende della Football Association, la notizia delle dimissioni di Fabio Capello da CT dell'Inghilterra sono arrivate come un fulmine a ciel sereno. Perché da lui, proprio lui, un gesto cosi non me l'aspettavo. Fabio Capello, uno degli allenatori più bravi e vincenti degli ultimi decenni del calcio mondiale, ha gettato la spugna. Lui, che ha portato in cielo il Milan, la Roma, la Juventus e il Real Madrid...e scusate se è poco. Presentato ai tempi dell'incarico da commissario tecnico della nazionale dei tre leoni come l'uomo che con quell'esperienza avrebbe consacrato se stesso definitivamente, oltre ovviamente alla selezione inglese, dopo qualche anno si è dovuto arrendere, cedendo davanti all'inesorabile forza del pessimo bilancio della sua guida. I suoi anni al comando dell'Inghilterra infatti hanno causato più mugugni che altro, anzi spesso sono stati teatro di indignazione popolare, per motivi che, alcuni più alcuni meno, lo hanno visto protagonista. Calcisticamente, il fallimento maggiore è maturato in Sudafrica, luogo che difficilmente, come il suo collega Lippi, ricorderà con piacere: l'attenuante del gol clamoroso annullato a Lampard contro la Germania non può ammorbidire le quattro pere prese dai tedeschi che eliminarono la sua squadra dal Mondiale 2010, in cui peraltro i suoi ragazzi non avevano particolarmente brillato, anzi. Non che solitamente le sue squadre giocassero un calcio armonioso; tuttavia "don Fabio" aveva sempre, alla fin fine, dalla sua, la forza dei risultati: e se oltre allo spettacolo, a mancare sono anche quelli, la frittata è fatta. Ma a mio avviso, la determinante maggiore della resa di Capello non sono stati i non-risultati, che pure hanno fatto la loro parte. Il piano decisivo non è stato quello tecnico-tattico: è stato quello umano.
Le difficoltà maggiori incontrate dal tecnico friulano sono state nella gestione degli uomini, del gruppo, quello che aveva fatto la differenza nelle sue avventure precedenti. Capello riusciva a porsi come leader indiscusso, la cui volontà era quella ultima, a costo di far sedere in panchina il Papa in persona. La sua dura autorevolezza era però legittima, frutto di una carriera già prolifica da calciatore, ma ancora di più da allenatore, che alla prima vera esperienza alla guida del Milan portò ad una delle gestioni più prolifiche dei rossoneri, con quattro scudetti di cui tre consecutivi, oltre che ad una Coppa dei Campioni e ad un record clamoroso di 58 partite senza sconfitta, al cui confronto Conte sembra piccolo piccolo.


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