BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

LEGAPRO/ Sama (dg Rimini): vi racconto l'esperienza biancorossa, dove vincono le persone e una intera città (esclusiva)

Pubblicazione:mercoledì 14 marzo 2012

Matteo Brighi, interno classe '81: dal vivaio del Rimini alla Champions con la Roma (INFOPHOTO) Matteo Brighi, interno classe '81: dal vivaio del Rimini alla Champions con la Roma (INFOPHOTO)

Credo che il Rimini sia una delle poche squadre in LegaPro che non ha un prestito da una squadra di Serie A o B. E' un valore non perchè siamo bravi a creare giocatori, ma per la logica del business. Noi investiamo sui nostri, rischiamo un pò di più sull'esito tecnico-agonistico ma facciamo crescere i nostri ragazzi a tutti i costi.

Anche al costo di patire l'eventuale salto di categoria?

E' chiaro che non voglio estremizzare. Magari il prossimo anno prendo un giocatore dalla Juve o dal Genoa in prestito, ma non è questo il Rimini Calcio.

Si guarda al prestito come un'eccezione?

Diciamo di un completamento. Se mi manca un ruolo o due, e ho la possibilità di avere un giocatore con cui la Juve mi valorizza lo prendo, ci mancherebbe.

Il sogno è dunque riportare in B un Rimini di riminesi?

Il mio presidente direbbe di colpo di sì. E' vero in effetti, però anche qui ci vuole una misura. Dipende anche dall'aspetto tecnico: la progettualità che abbiamo messo in campo è quella di riportare il Rimini dove gli compete.

Che vuol dire?

Speriamo in Serie B, al più presto. Avendo a cuore la città, e perchè regga a lungo termine l'azienda Calcio Rimini, ci andremo con molti riminesi. Con tutti non lo so, ma molti di sicuro. Riminesi o del territorio: vuol dire la vicina Riccione, la vicina Cesenatico, i giocatori che ci contendiamo col Cesena…

Come organizzate lo scouting sul territorio?

Non abbiamo ancora una struttura di scouting ma presto la metteremo in piedi. Abbiamo uno strumento molto semplice, che è quello di we scouting, una realtà di Genova che attraverso un database di video ci permette di vedere una quantità industriale di partite. Il responsabile dello scouting utilizza questo strumento video.

E nella vostra zona?

Sul territorio abbiamo relazioni con tutte le realtà di base, attraverso il nostro responsabile del settore giovanile, e lavoriamo collaborando con loro. Tutti i nostri relatori, che sono più di 14, sono tutti cooptati a fare lo scouting.

Come considerate la crescita umana dei ragazzi accanto a quella tecnica?

Questa è anzitutto una grandissima sfida. Il calcio è molto violento da un certo punto di vista, perchè fa selezione ad un età molto delicata. La cosa che tengo a far passare a chi lavora con noi è che la verità e la serietà nell'affrontare un giudizio sul valore di un ragazzo è il primo aspetto.

Cioè?

Non voglio illudere nessuno, nè mi faccio illudere. La prima serietà di fronte alle famiglie e ai ragazzi è la verità nel giudizio, che per noi è tecnico, sportivo. Dopodichè tutta l'attenzione che abbiamo sui ragazzi è dettata dalla modalità in cui i nostri allenatori stanno di fronte ai loro ragazzi. 

Quanto conta per voi la figura dell'allenatore?

Su questo siamo severi nella selezione, perchè il rapporto educativo passa attraverso chi educa in quel momento, non attraverso un ragionamento. E' l'allenatore che fa la differenza, ed è dentro una realtà che volente o nolente fa passare una certa cultura. Sono gli uomini, gli allenatori che fanno la differenza.

Come li scegliete?


< PAG. PREC.   PAG. SUCC. >