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PIERMARIO MOROSINI/ Cosa resta a parte la retorica?

La morte di Piermario Morosini ha scosso tutti; diverse le reazioni, con in comune lo shock per un fatto inspiegabile. Ma più che dei defibrillatori, si dovrebbe parlare di altro.

Piermario Morosini (Infophoto)Piermario Morosini (Infophoto)

Molto è stato detto, troppo è stato scritto. E l’impressione è che si sia persa un’altra, l’ennesima, occasione. Perché, come al solito, la morte di Morosini è stata investita da un’ondata di retorica, il solito pesantissimo moralismo che tanto piace sfoderare in queste occasioni. È infatti ancora nella memoria il ridicolo “Insegna a impennare agli angeli” che si era diffuso dopo la morte di Simoncelli, e come allora sta passando in secondo piano l’unica cosa che conta, cioè il restare in silenzio di fronte alla scomparsa di questo giovanissimo ragazzo. E la cosa peggiore che possa succedere, è cercare di colmare questo silenzio con mielose frasi da "bacio Perugina" o con assurde accuse ad un fantomatico ritardo dell’ambulanza. La cosa più incredibile, più triste, è che non si riesca ad accettare il fatto che la morte ci possa sorprendere quando meno ce lo aspettiamo: nessuno muore accompagnato dal suono di violini, ma all'improvviso, in qualsiasi condizione egli sia. Il rifiutare questo fondamentale aspetto della nostra vita sarebbe irrazionale, ed è molto più interessante cogliere questa tragedia come occasione per capire che la vita non è nostra e non ce la diamo noi, piuttosto che lamentarsi ed arrabattarsi in contorte domande senza via d’uscita. “Com’è possibile morire così?”, ci si chiede: è possibile, è successo infatti, e non c’è niente e nulla che si possa fare. “Si poteva evitare?”: forse si, forse no, il problema, almeno immediato, non è questo! Ecco perché, seppur fastidiosa per noi spettatori, è giusta la decisione di sospendere il campionato: perché anche il calcio deve fermarsi, deve restare in silenzio a guardare quello che è successo, per capire che c’è qualcosa da cui dipendiamo che può cambiare tutto, in tutti gli istanti, più grande e misterioso di un gol o di un tackle. Insomma, l'atteggiamento giusto non è cercare protagonismo con l'azione o la frase "morally correct", ma è una specie di passività, nel senso di farsi investire in pieno da ciò che è successo per poter provare a trovare un senso. E paradossalmente, è ciò che ha fatto colui che meno mi aspettavo: Mario Balotelli. Lo spaccone, il gradasso, lo sciupafemmine, ha testimoniato di avere molto più sale in zucca di tanti che lo criticano dall'alto della loro purezza: