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CALCIOMERCATO/ Gregucci: il “problema” giovani specchio di un calcio in crisi (esclusiva)

Il ruolo dei giovani nel calcio italiano è un argomento sempre molto attuale. Spesso si parla di calcio "vecchio" in italia: ecco cosa ne pensa Angelo Gregucci (esclusiva).

Andrea Ranocchia (Infophoto) Andrea Ranocchia (Infophoto)

Giovani sì, giovani no. Un dibattito tipico del calcio italiano: un calcio invecchiato, chiuso su sé stesso, che non sa investire nel futuro. Un dibattito, tra l'altro, che farà sorridere all'estero, dove al contrario non si hanno problemi a gettare nella mischia ragazzini di 18-20 anni, se sono bravi. “I giovani? Posso schierarli, se mi chiedete la salvezza”, ebbe a dire Mazzarri prima della recente sfida con la Lazio, poi vinta dai biancocelesti. Una frase che è quasi una sentenza, che fa capire più di mille trattati come vadano le cose da noi. Sull'argomento abbiamo chiesto l'intervento di Angelo Gregucci, ex-bandiera della Lazio da giocatore, ora allenatore; l'ultima esperienza, recentissima, sulla panchina della Reggina. Ecco l'intervista concessa in esclusiva per IlSussidiario.net.

Gregucci, in Italia si dice un giorno sì e l'altro pure che bisogna puntare sulla linea verde. Lo si dice soltanto?

Il problema-giovani è solo uno dei tanti che affligge il nostro movimento. C'è una crisi generale che investe il panorama calcistico italiano. Una crisi che tocca aspetti economici, valoriali, tecnici.

Un esempio di allenatore che non sembra fidarsi molto dei ragazzi è Walter Mazzarri. Anche le sue ultime parole su Vargas e Insigne lo confermano...

Questo non lo so, se Mazzarri ha detto certe cose avrà avuto le sue buone ragioni. Io dico che in generale il nostro calcio è reticente sulla questione, ma è anche vero che gli allenatori pagano sulla propria pelle certe scelte. Magari schierano i giovani, fanno un punto in tre partite e vengono cacciati. Ormai siamo arrivati ad una cinquantina di esoneri tra serie A e B...

Da noi domina la fretta, lei purtroppo lo sa bene...

Più che fretta, direi approssimazione. E poi c'è l'isterismo, tutte cose che non aiutano i ragazzi a formarsi a dovere nei loro percorsi di crescita.

L'Under 21, per dirne una, è costretta a pescare in B. In A, specialmente nelle big, è un'impresa trovare titolari giovani...

Perchè le big non offrono il palcoscenico più adatto alla loro crescita. E' un problema soprattutto culturale, come dicevo prima. Poi, però, devo dire anche un'altra cosa. Per me esiste il giocatore bravo e quello meno bravo. Solo dopo vado a vedere l'esperienza. Dunque, giovani sì, ma purchè siano bravi, o quantomeno vengano messi nelle condizioni di crescere bene.

Quindi, se club come Barcellona o Arsenal schierano tanti ragazzi in prima squadra, è perchè sono più bravi dei nostri?

Molte volte sì. Poi è chiaro, da noi troppo facilmente cambiano i giudizi su certi giocatori. Penso, ad esempio, a Giovinco, che qualche anno fa era dipinto come un 'enfant prodige'. Per un paio d'anni si erano perse le sue tracce, e adesso è tornato nuovamente in auge, tanto che si parla di fondare su di lui l'attacco della Nazionale ai prossimi Europei. Insomma, mettiamoci d'accordo...

Un altro che ha avuto una parabola di questo tipo è Ranocchia: ascesa velocissima e quest'anno il buio...