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PAGELLE/ Barcellona-Chelsea (2-2): i voti, la cronaca e il tabellino (Semifinale di ritorno Champions League 2011/12)

Un thriller incredibile quello che va in scena al Camp Nou. Barcellona-Chelsea si chiude con il risultato di 2-2. La cronaca, le pagelle e il tabellino della Semifinale di Champions League.

Didier Drogba, decisivo per la finale del Chelsea (Infophoto) Didier Drogba, decisivo per la finale del Chelsea (Infophoto)

LE PAGELLE DI BARCELLONA-CHELSEA (RISULTATO: 2-2): I VOTI, LA CRONACA E IL TABELLINO – Un thriller incredibile quello che va in scena al Camp Nou. Barcellona-Chelsea si chiude con il risultato di 2-2 e qualifica i Blues alla finale di Monaco. Due infortuni, due legni dei blaugrana, un'espulsione e quattro reti è il riassunto di una partita dai contorni epici, destinata a passare agli annali. Questo è il calcio signori: imprevedibile. Nella giornata in cui Messi e compagni appaiono più umani, arriva la vendetta dei londinesi. Una vendetta attesa e consumata sin dal lontano 2009, quando Ovrebo e la rete di Iniesta allo scadere aprirono il ciclo degli uomini di Guardiola. Oggi si consuma forse il capitolo più triste di quel ciclo.

SINTESI PRIMO TEMPO – Per difendere lo striminzito vantaggio agguantato allo Stamford Bridge serve un'impresa. Il passaggio del turno è questione di cura del dettaglio, perché negli spazi larghi del Camp Nou, il Barcellona dà il meglio di sé. Per l'occasione, Guardiola disegna un insolito 3-3-3-1 in cui trovano spazio Cuenca e Sanchez. L'obiettivo è quello di allargare le maglie dei suoi uomini per crepare il muro predisposto da Di Matteo. Il Chelsea, senza sorpresa alcuna, si dispone infatti con il 4-5-1 di Mourinhana memoria. Votandosi al santo Catenaccio e confidando nel contropiede. Il copione tattico è così immediatamente chiaro. Barcellona in costante proiezione offensiva, alla ricerca di spazi che si aprono ma, puntualmente, non vengono sfruttati. Messi e Fabregas dialogano nello stretto con una facilità irrisoria, ma spesso si specchiano troppo al cospetto di un Cech famelico, decisivo nel colmare le falle di un sistema difensivo non collaudato e costretto a perdere dopo pochissimi minuti anche Cahill. Dall'altro lato però, le cose non vanno tanto meglio. Il Chelsea si propone poco, ma quando lo fa smaschera delle insicurezze difensive che lasciano aperta una speranza. Speranza amplificata dalla sostituzione di Piqué, costretto ad abbandonare il campo per un tremendo scontro con Victor Valdes. L'ingresso di Dani Alves ha il merito di fornire maggiori soluzioni offensive ed il demerito di sbilanciare ancora di più i blaugrana. Prima di rendersene però conto, la partita sembra aprirsi e chiudersi nel breve volgere di 10 minuti. Al 35esimo infatti, il Barcellona passa. Dani Alves imbuca per Cuenca con la difesa del Chelsea che sta salendo, l'esterno blaugrana arrivato al cospetto di Cech opta per un saggio tocco verso il centro, lì dove Busquets, tutto solo, spinge il pallone in porta. Ma le brutte notizie per il Chelsea non finiscono qui. Terry si comporta come l'ultimo degli scolaretti e rifila una ginocchiata a Sanchez con palla lontana, l'espulsione è la conseguenza più immediata. Con la superiorità numerica ed il Camp Nou a spirare sulle sue folate, la squadra di Guardiola sembra poter dilagare ed infatti al 43esimo raddoppia. Busquets è ancora protagonista sradicando un pallone in mezzo al campo e servendo Sanchez. Il Nino Maravilla tocca per Messi che con un'idea geniale libera Iniesta da solo, in area. Cech non può opporsi sul diagonale in buca d'angolo del factotum spagnolo e la parola fine pare crollare sul discorso qualificazione. È però solo un'illusoria impressione, perché allo scadere del primo tempo il Chelsea risorge dalle sue ceneri come l'araba fenice. La difesa dei marziani diventa provinciale e concede una prateria per Lampard. Errore imperdonabile perché il centrocampista ex-West Ham imbuca per Ramires. Il brasiliano si toglie il cappello, ringrazia, e con il cucchiaio supera Valdes per il ribaltone più inaspettato ed imprevedibile. Ma non è ancora nulla rispetto al saliscendi di emozioni che regalerà la ripresa.

SINTESI SECONDO TEMPO – Pur con il risultato a favore e la possibilità di potersi limitare alla sola difesa, quella del Chelsea continua ad avere le fattezze di un'impresa impossibile. Con un uomo in meno, nella tana della squadra più forte al mondo, l'idea di resistere anche solo per quarantacinque minuti sembra una folle suggestione. Soprattutto se il tuo uomo migliore (leggasi Drogba) stende Messi in area e regala un penalty quando sei solo al quinto minuto. Nel momento in cui la Pulga pone la palla sul dischetto già ci si chiede come i blues possano tornare a pungere lì davanti. Il calcio è però strano, può persino succedere che il giocatore più forte al mondo decida di annullarsi da solo. Calciando un rigore sulla traversa e perdendo in un sol colpo certezze accumulate in 4 anni di dominio incontrastato. Sul rigore sbagliato da Messi cala inconsapevolmente il sipario sull'annata di Champions blaugrana. L'errore del giocatore più forte al mondo è un segnale di resa al quale la squadra di Guardiola non vuol dare ascolto. Il Chelsea ha il merito di rimanere in piedi e non farsi male da solo. I marziani, dal canto loro, assumono sembianze sin troppo umane e restano fedeli alla loro strategia: nella buona e nella cattiva sorte. I campanelli d'allarme per Guardiola arrivano già su una sortita solitaria di Drogba e si amplificano con un colpo di testa di Ivanovic su un'uscita a vuoto di Valdes. A poco serve l'inserimento di Keita per Fabregas, perché il Barcellona si spegne sull'ultimo spunto di Messi. Un dribbling con annessa conclusione dal limite dell'area che termina la sua corsa sul palo (il quarto tra andata e ritorno). Il resto è solo tiki taka infruttuoso, prima dell'harakiri finale, quello che invola il neo entrato Torres da solo contro Valdes. Per lo spagnolo, sempre più bestia nera dei colori blaugrana, è un gioco da ragazzi aggirare il portiere catalano e ribadire in rete. A questo punto l'unica cosa che resta da fare è solo il lungo applauso del Camp Nou, una forma di ringraziamento per un ciclo che solo i ciechi possono considerare già concluso. In finale ci va il Chelsea, decimato e nudo alla meta.