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RACCONTO/ La "Maledetta" di James Dean alla caccia della mille miglia

James DeanJames Dean

Sono tornata in vita nuova fiammante, anche se di me restava in realtà ben poco: il telaio in traliccio di tubi, parte della carrozzeria e poco di più. Io fiera e felice di essere tornata a essere quella meravigliosa, incredibile creatura nata dal genio e dalle mani di Ferry Porsche, figlio del povero Ferdinand, io che ero nata per correre e rinata per far voltar la testa, per attirare sguardi e invidia sono tornata a essere soltanto la maledetta. Voi mi guardate e cosa vedete? Un'auto? No. Una superstizione.

Cosa vi è successo in questi cinquant'anni che non sono stata tra voi? Io sono la bellezza, la velocità, la tecnologia, e invece? Per voi sono solo la sfiga. Stupidi umani, cosa ne è dei vostri occhi? Credete che non me ne accorga quando passo per le città attraversate dalla 1000miglia? Credete che non veda che vi date di gomito, sussurrate sotto voce, toccate ferro e quanto credete possa mettervi al sicuro da me, la maledetta? No, io non posso farvi nulla, tutto il male possibile ve lo state facendo da soli, perdendovi ciò che di bello la realtà vi ha messo sotto gli occhi, ciò che di geniale i vostri simili hanno realizzato e tutto questo perché ho avuto la sfortuna di portare su di me un simbolo? Di essere il punto di morte di una leggenda?

Io sono qui per dirvi: guardate lo splendore del metallo disegnato dal vento, udite il suono dei miei quattro cilindri contrapposti, ammirate l'eleganza e la cura con cui sono stata sognata, disegnata, prodotta. Se potessi vorrei urlare davanti a quei vostri occhi annebbiati e alle vostre dita incrociate: guardate me, ME! Ma non c'è niente da fare. Ormai io sono la maledetta, e da troppi anni siete impegnati a guardare ciò che credete invece di credere a ciò che guardate. Ormai è tutto inutile. Io ci sono. Voi? Potete dire altrettanto?

 

(Paolo Covassi)

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