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POLITICA & SPORT/ Torniamo a pedalare dietro a Bartali e Churchill

In questa lettera al direttore, una bella analisi del rapporto tra politica e sport, con un punto di riferimento alto come il grande campione di ciclismo e di vita Gino Bartali.

Mario Monti (Infophoto) Mario Monti (Infophoto)

Nuova polemica fra Monti e lo sport e tutti fanno muro per difendere il proprio “partito”. Ma la storia insegna tutt’altro.

Da sempre alti ordinati di sport e politica si sono presi a sportellate: Winston Churchill recitò con sgarbo la sua ricetta della longevità, che prevedeva “Niente sport, solo whisky e sigari”; sempre lo statista descrisse così il nostro spirito nazionale: “Gli italiani perdono le guerre come fossero partite di calcio e le partite di calcio come fossero guerre”. Poi il recente veto del presidente Monti alle Olimpiadi di Roma, che non è stato certo una volata all’altezza della sua passione per il ciclismo; ora l’esternazione secondo cui sarebbe opportuna una sospensione di 2 o 3 anni del calcio. E poi tante reazioni di esponenti del mondo dello sport e della politica, il cui unico risultato è stato dividere con tanti se e ma due grandi passioni del popolo italiano.

Ma non sarà certo un caso se a mettere il naso nei templi della dialettica degli ultimi due secoli, dai pub inglesi ai baretti di casa nostra, siano sempre stati loro due: il gesto tecnico e l’onction democratique. Tutto il marcio che emerge non può negare il legame stretto e inestricabile fra politica e sport. Anzi, proprio quest’ultimo potrebbe offrire molto suggerimenti al politico italiano: il valore di un sacrificio, o l’impossibilità riduzione di ridursi alla propria morale pubblica. Ma soprattutto – oggi più che mai – che l’attacco è la migliore difesa, mai il contrario.

Le cronache in verità dipingono sport e politica in un rapporto stretto e privato, perlopiù nascosto agli occhi del grande pubblico, come le storie d’amore più belle; e qualche apparizione resta ancora scolpita nella memoria comune, con i due protagonisti restii a vedersi confinati ciascuno nella propria nicchia.

Ne fu un esempio Gino Bartali, l’“intramontabile” che con Fausto Coppi infiammò i cuori degli Italiani. Fenomeno del ciclismo, fu anche grande uomo ed eroe civile, come riconosciuto dalle parole che ne hanno motivato, nel 2005, il conferimento della medaglia d’oro al Merito Civile: “Nel corso dell'ultimo conflitto mondiale, con encomiabile spirito cristiano e preclara virtù civica, collaborò con una struttura clandestina che diede ospitalità ed assistenza ai perseguitati politici e a quanti sfuggirono ai rastrellamenti nazifascisti dell'alta Toscana, riuscendo a salvare circa ottocento cittadini ebrei. Mirabile esempio di grande spirito di sacrificio e di umana solidarietà.”