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POLITICA & SPORT/ Torniamo a pedalare dietro a Bartali e Churchill

Mario Monti (Infophoto) Mario Monti (Infophoto)

Bartali vinse tre tappe consecutive: il 16 luglio era in cima alla classifica e difese la posizione fino alla fine, “tra i Francesi che s’incazzano e i giornali che svolazzano”, come cantava lo stesso Conte, volando a prendersi il cuore degli Italiani, mentre in piazza Duomo comunisti, democristiani e poliziotti si abbracciavano. Al suo rientro in Italia la memoria popolare racconta dell’incontro con De Gasperi, che gli chiese quale regalo desiderasse. Bartali, declinando senza mezzi termini un sentimento comune - anch’esso intramontabile – avrebbe chiesto di non dovere più pagare le tasse.

Episodi di politica nostrana, dove lo sport rinsalda il popolo attorno a due garoni che pedalano e scalano l’Olimpo della bicicletta. Ma gli amplessi fra la politica e lo sport si sono consumati anche lontano dall’Italia, oltremanica.

E’ dalla stessa cronaca degli anni di Bartali che si apprende dell’assenza delle Olimpiadi: il palcoscenico sportivo per eccellenza - dove le discipline più importanti emergono secondo i propri virtuosismi – aveva mancato due edizioni nel 1940 e nel 1944 a causa della seconda guerra mondiale. Un anno dopo, il “Comité International Olympique” si riunì a Londra e decise di disputarvi l’edizione successiva, che nel 1948 avrebbe riacceso i riflettori sulle migliori manifestazioni sportive – e potrebbe riuscirci fra pochi mesi, nella stessa città.

Nell’anno dell’impresa di Gino Bartali, quattro giorni dopo il suo trionfo, si aprì la quattordicesima edizione dei Giochi Olimpici. La Germania e il Giappone furono escluse dalla partecipazione, mentre l’Unione Sovietica decise di non presentarsi sulla scena internazionale. Anche l’Italia rischiò di restare fuori dai cancelli: gli Inglesi diffidavano del popolo italiano e non si mostravano accondiscendenti verso la richiesta di ammissione.

Churchill, non più Primo ministro, ma ancora influente sulla scena politica inglese e mondiale, decise d’intercedere per l’Italia mettendo una pietra sopra le recenti discordie. Il grande statista britannico si accorse che anche lo sport, che pur non adorava – almeno non da praticante – era un potente mezzo di persuasione con cui porre le fondamenta per una nuova alleanza europea, pronta a fronteggiare l’Unione Sovietica.