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PAGELLE/ Polonia-Russia (1-1): voti, cronaca e tabellino (gruppo A Europei 2012)

È la partita che non ti aspetti quella tra Polonia e Russia, valida per la seconda giornata del gruppo A. Partita che finisce 1 a 1, per lo stupore generale. Le pagelle di Polonia-Russia

Lewandowski (Foto: Infophoto) Lewandowski (Foto: Infophoto)

È la partita che non ti aspetti quella tra Polonia e Russia, valida per la seconda giornata del gruppo A. Partita che finisce 1 a 1, per lo stupore generale. Tutti infatti, prima del match, avrebbero dato la Russia per vincente, relegando la Polonia al ruolo di degna comprimaria, al massimo. E invece, succede qualcosa che smentisce tutto: succede che un popolo, quello polacco, coglie una semplice sfida di calcio come l’occasione per prendersi una rivalsa storica contro gli oppressori di sempre, quei russi che dall’invasione zarista di fine 1700 hanno causato tante sofferenze ad un popolo tanto martoriato quanto unito nell’affrontare e superare ogni catastrofe, ogni difficoltà. E, questo popolo, sceglie il modo più bello per riscattarsi in questa occasione: il sostegno incondizionato ad 11 leoni che, fattisi carico del grande peso storico sociale, si caricano a mille e affrontano una corazzata vincente con il coltello tra i denti, portando a casa un pareggio che ha un retrogusto di vittoria. Se infatti la Russia, dopo la grande partenza contro la Repubblica Ceca, pensava di farsi un sol boccone di Lewandowski e compagni, affronta una squadra tosta, chiusa, cattiva agonisticamente e rovente nelle folate offensive, che hanno il cannoniere del Borussia come punto di riferimento, appoggiato da ali tecniche e veloci che, a tratti, mettono in crisi i terzini russi. 

I primi venti minuti, infatti, vedono la squadra di casa prevalere non tanto sul gioco, che è invece bloccato e concentrato a centrocampo, quanto nelle occasioni, frutto di azioni improvvise dettate dall’emotività sostenuta da un pubblico, come detto, incandescente. Dopo 10 minuti è proprio il più atteso polacco, Lewandowski, ad inventarsi un gioiello balistico, con uno sto di petto al limite a cui segue un sinistro al volo che sibila a fianco del palo. Non è finita qua, perché al 16’ un’azione tutta qualità e velocità porta Polanski solo davanti a Malafeev: l’ala segna, ma purtroppo il passaggio di Lewandowski l’aveva colto in fuorigioco, e di conseguenza restano solo gli applausi di un pubblico in visibilio. Dopo una ventina di minuti però, la qualità russa comincia a prendere il sopravvento, e la fredda esperienza, accompagnata da una furba malizia, pone le basi per il dominio territoriale che porterà al vantaggio dei russi: se al 27’ Kerzhakov ci aveva provato con un tiro cross che non aveva colto nessuno in area, dieci minuti dopo arriva il vantaggio, con Dzagoev che devia di testa una punizione tagliata e tesa di Arshavin. La Polonia accusa il colpo, prova a reagire, ma la difficoltà di gioco, prima mascherata dalla foga agonistica, stavolta viene a galla, e la Russia accompagna tranquillamente all’intervallo la partita.

Il secondo tempo si apre come il primo, solo che stavolta la Polonia alla ferocia abbina la qualità, e sfonda la Russia da tutte le parti. E così, pronti via, al 56’ arriva il pareggio: Blaszczykowsky, servito a destra, taglia al centro bevendosi un difensore, e dopo un tocco spara una cannonata di sinistro che si infila sotto il sette. Malafeev resta immobile, ma la stessa cosa non si può dire dei tifosi sugli spalti: è una bolgia, un sogno che diventa realtà. Ma per far sì che sia la serata perfetta, servirebbe la vittoria. Tanto più che la Russia sembra essere rimasta negli spogliatoi, perché non riesce assolutamente a rispondere: la squadra subisce il colpo, resta travolta dall’evento, e prova ad affidarsi all’unico che potrebbe cambiare le sorti della gara. Ma lui, Arshavin, si impunta in dribbling effimeri, che permettono alla Polonia di recuperare e imbastire le azioni offensive. Ma più di così è davvero difficile, più di così la squadra di Smuda non riesce a fare. Ma, almeno stasera, al popolo polacco va bene così: per il vero riscatto, c’è tempo. Ci penserà la storia. Oggi, il calcio ha fatto abbastanza.