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PAGELLE/ Danimarca-Germania (1-2): voti, cronaca e tabellino (Gruppo B Europei 2012)

Vince 2-1 la Germania, contro la Danimarca, l’ultima partita del Gruppo B. E che si sia qualificata a punteggio pieno, è un bel messaggio alle rivali. Le pagelle di Danimarca-Germania i voti

Tre assi tedeschi (Foto: Infophoto) Tre assi tedeschi (Foto: Infophoto)

Vince 2 a 1 la Germania, contro la Danimarca, l’ultima partita del Gruppo B, il cosiddetto girone di ferro. E che si sia qualificata a punteggio pieno, è un bel messaggio alle rivali. Come dire: “noi ci siamo, voi?”. In bocca al lupo a chi deve rispondere, perché per quanto visto finora, chi ci ha provato è finito male, anzi malissimo. Chiedere agli olandesi, che sono stati stritolati e hanno finito il girone con la bellezza di 0 punti, pur essendo tra i favoriti iniziali; chiedere a Cristiano Ronaldo, che contro i tedeschi ha fatto notizia solo per essersi cambiato pettinatura all’intervallo; e chiedere, poveri loro, ai danesi, che addirittura si erano illusi di battere, neanche infastidire, di battere (!) una squadra che riflette la condizione del suo paese. Graniticamente inscalfibile. E se i quindici Poulsen, o giù di lì, dopo la figuraccia della Russia avevano accarezzato l’idea di battere Golia, loro, piccoli Davidi, sono stati bruscamente richiamati alla realtà, che calcisticamente  stasera significa eliminazione. Certo, un’eliminazione coi fiocchi, perché 3 punti in questo girone non li avrebbe predetti nessuno per la cenerentola di questo gruppone. Onore quindi al merito, ma spazio al calcio vero: di Grecia ne basta una.

Spazio al calcio vero, perché quello danese non è propriamente l’idea di calcio che abbiamo tutti in mente: palla lunga per il lungagnone Bendtner, che fa la sponda, schema che funzionerebbe, se Bendtner effettivamente la sponda la facesse. Invece, l’attaccantone non vede una biglia, o quasi, e di conseguenza la Danimarca fatica a giocare. Lo stesso non si può dire della Germania: aaah, come gioca, direbbe qualcuno. E figuratevi che stasera ha dato l’impressione di giocare perché costretta. Certa di passare il turno, certa delle proprie forze, certa della sua superiorità, ha avvisato i biancorossi con due squilli di Muller, al 2’ e al 12’, prima di punirli al diciannovesimo, con un gol facile facile di Podolski che, solo in mezzo all’area, fa tap in da posizione ravvicinata su un cross sporco dalla destra. Svolto il minimo sindacale, il gigante, soddisfatto, si appisola. Ma, approfittando del sonnecchiante avversario, la Danimarca, come una zanzara, quatta quatta si avvicina al bersaglio e, colpevolmente lasciata viva, punge: lo fa nel modo più bizzarro, dato che il gol, al 24’, lo realizza Krohn Dehli, uno che per altezza potrebbe giocare al Lego con Giovinco, il quale devia in gol una sponda della vera torre Bendtner che aveva lasciato di stucco i colossi della difesa tedesca. Can che abbaia non morde, si suol dire. Ma se lo svegli, peggio per te…in realtà, però, dopo aver fatto due conti, e aver accennato una timida risposta, la Germania considera che, alla fine, è meglio continuare a sonnecchiare piuttosto che sbattersi per un vantaggio che, a parte gli almanacchi e le statistiche, servirebbe davvero a poco. E così, a ritmi soporiferi, si arriva all’intervallo.

Nello spogliatoio però i danesi ricaricano le pile e, complice il pareggio del Portogallo con l’Olanda, che non permette la qualificazione a Poulsen & co., i ragazzi di Copenhagen tornano con un piglio diverso, aggredendo la Germania nella speranza di strappare un gollonzo. E infatti, al 51’, il gollonzo stava per capitombolare, quando sulla solita sponda di Bendtner, uno dei tanti Poulsen andava a scheggiare il palo con un destro dal limite. Scossa per la Germania. Nel frattempo, il Portogallo va in vantaggio: dunque, se la Danimarca facesse gol, i tedeschi sarebbero eliminati. Prego? No, così decisamente non va. E la Germania torna padrona del campo. Ma stavolta lo è in modo assoluto, perentorio e terribilmente noioso. Il possesso palla a volte dura più di due o tre minuti, a galla dell’area di rigore, senza le verticalizzazioni improvvise che tanto hanno reso forte la squadra di Lowe. Il tempo va, passano i secondi, poi i minuti, il fatidico 90esimo si avvicina. La Danimarca deve giocarsi il tutto per tutto: o la va, o la spacca. Beh? Ovviamente l’ha spaccata, e tanto: alla prima, e sottolineo prima, azione in cui i danesi si scompongono, provando addirittura un cross dalla sinistra, i tedeschi rispondono con un contropiede illegale all’autovelox, che in tre tocchi porta Ozil a servire Bender che, dopo un campo di scatto, spiazza Andersen. 2 a 1 finale, nessuno può lamentarsi. Ognuno, almeno qua, ha avuto quel che si meritava. Resta comunque la bella storia della Danimarca, che in un gruppo complicato era partita a razzo, per poi spegnersi col passare delle giornate: d’altronde, dalle loro parti, viveva un certo Andersen, che, però, scriveva dei finali di gran lunga migliori…chiedere alla statua della sirenetta per conferme.

C’è da dire anche che pure in Germania qualcuno non se la cavava male nel raccontare storie: però nemmeno loro, i fratelli Grimm, sarebbero riusciti ad inventarsi una trama del genere. Perché il quarto di finale Germania-Grecia, se si pensa alle condizioni socio-economico-politiche (e chi più ne ha più ne metta) che investono le relazioni tra i due paesi, potrebbe costringere la Merkel e, sempre che queste tornate elettorali ne stabiliscano uno, il Primo Ministro greco ad assistere allo spettacolo fianco a fianco, manco fossero ad un G20. 

Roba che solo una partita di calcio può inventarsi.