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CALCIOSCOMMESSE/ Parla Palazzi: riformare integralmente le decisioni della Disciplinare

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Ieri è stata la volta del filone di inchiesta di Cremona, con le arringhe dei legali di Antonio Conte, il cui collegio si è arricchito della presenza dell’avvocato Giulia Bongiorno, nota per aver difeso in passato Giulio Andreotti; oggi, invece, il processo d’appello al Calcioscommesse si è celebrato relativamente al filone d’inchiesta portato avanti dalla procura di Bari. Di fronte alla Corte di giustizia federale presieduta da Gerardo Mastrandrea si sono presentati, tra gli altri, gli juventini Leonardo Bonucci e Simone Pepe, il difensore del Bologna Daniele Portanova, la moglie e i figli di quest’ultimo. Complessivamente, considerando anche costoro, la Corte si dovrà pronunciare sulle posizioni di, complessivamente, dieci persone e di tre club: Bologna, Udinese e Lecce. Mastrandrea ha fatto sapere che le sue intenzioni sono quelle di pronunciarsi già nella giornata di domani. All’apertura della Camera di consiglio aveva fatto sapere che si sarebbe trattato di una riunione fiume. Oggi, intanto, a pronunciarsi è stato il Procuratore federale, Stefano Palazzi che ha voluto far allegare agli atti del processo d'appello diversi articoli di giornale relativi alle indagini della Procura di Bari per confermare la credibilità del pentito Andrea Masiello. Palazzi, inoltre, ha chiesto alla Corte di «riformare integralmente le decisioni della Disciplinare e accogliere le richieste già formulate». Si tratta di 4 anni per Belmonte, 3 anni e 6 mesi per Bonucci e Salvatore Masiello, 1 anno per Pepe e 50mila euro d’ammenda per l’Udinese. Poi, ha aggiunto: «Qualora non fosse riscontrata in maniera sufficiente la manifesta volontà di Belmonte e Bonucci ad alterare la gara in via del tutto subordinata, chiedo la derubricazione da illecito in omessa denuncia e le loro squalifiche di un anno». Dal canto suo, Gian Pietro Bianchi, avvocato di Bonucci,si è detto convinto del fatto che Masiello si contraddica e non dica la verità. Rispetto alla partita Udinese-Bari ha puntato sulle sue contraddizione, spiegando: «Per Masiello inizialmente questa partita non esiste, ma più avanti chiede di essere ascoltato nuovamente dalla Procura di Bari perché ha una sola preoccupazione: a fronte di un illecito contestato, non vuole rischiare il reato associativo».

 


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