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SELLARONDA TRAIL RUNNING/ 54 km tra passione, amicizia e follia

Immagine d'archivio Immagine d'archivio

La salita è ripida, ma per nulla tecnica. Un sentiero di ghiaia bianca sale bruscamente fino al Lupo Bianco e poi fino al Passo. Man mano che salgo mi ritrovo nel "momento dell'eroe" quando la fatica non si sente, chi è avanti pian piano si avvicina e la salita fluisce veloce. Il ritmo è scandito dai passi che si completano con i bastoni da salita, le gambe sono leggere, il fido i-pod sforna in ordine casuale Guns'n'Roses, Wilco, My Mornig Jacket e Black Keys e divoro il Sella in un quello che sembra un attimo.

Adesso è difficile trovare compagni di viaggio, siamo molto sfilacciati. In discesa condivido il percorso con un tale originario di Trento, alto e magro, con una barba ispida e denti sporgenti. E' un alpinista, un amante della montagna. Parliamo di monti, di scarpe da running, di filosofia della corsa, della fatica che sta facendo il nostro paese. Un paio di chilometri su una pista ciclabile ci portano verso l'ultimo cancello a Selva di Valgardena. Passo il cancello con un ora di anticipo sul limite; mi fermo un paio di minuti a mangiare qualche pezzetto di formaggio e bere Coca Cola. Non mi piace la Coca Cola, ma durante la corsa porta un sollievo efficace. Ancora da solo, il mio alpinista è ripartito senza fermarsi, ancora un lungo tratto più o meno pianeggiante che sembra infinito. E' una spia; la stanchezza comincia a farsi sentire.

 

Sono le 12.41, quarantunesimo chilometro.

La salita al Dantercipies è terribile. Il percorso è simile al Passo Sella, ma ormai le energie sono agli sgoccioli. Comincia l'impari lotta con la montagna. La gara vera non e' con gli altri corridori, gli altri sono compagni di viaggio. Il confronto e' con il percorso, con il proprio limite. Un passo dopo l'altro mi aggrappo ai bastoni, senza un riferimento preciso di quanto manchi alla cima. Raccolgo l'applauso degli escursionisti che incontro: difficilmente possono capire quanto quel gesto sia incoraggiante in un momento di difficoltà. Si intravede l'azzurro del cielo oltre il fianco della montagna, ma la salita continua. Mancano le ultime rampe e, transitando di fianco ad un rifugio, un gruppo di persone si alza ad applaudire, una signora mi porta un bicchiere d'acqua. Devo avere un aspetto orribile.

In cima al Passo un cartello segnaletico recita "50 km". Chiedo conferma al ristoro perché il mio Garmin dice 48 e, dopo quasi otto ore di gara, ogni singolo metro pesa. La signora al ristoro mi conferma che mancano 3 chilometri, mi trattengo dal baciarla e riparto, veloce come posso. Ogni singola fibra ora è dolorante, i piedi, i quadricipiti, i polpacci, le spalle, la schiena, le braccia, ma ormai l'obiettivo è vicino. Percorsi altri due chilometri, la cruda realtà mi si para innanzi: "-4 km" recita un cartello che ora suona beffardo. Rivolgo una maledizione, di lieve entità, all'organizzazione e alla signora del ristoro...ma ormai si va solo avanti. Con il morale a terra questi quattro chilometri sembreranno un'eternità. Supero un ragazzo grande e grosso. E' in crisi nera, ha nausea. Gli offro qualche snack ma ormai la fatica gli ha svuotato le gambe e la testa e decide di non mangiare. A poche centinaia di metri dal traguardo mi raggiunge l'unico crampo di giornata, al polpaccio destro. Improvviso e violento, ma ormai è fatta. Un ultimo allungo per superare un ragazzo con la maglia rossa con cui ho scambiato qualche parola tra il Sella e il  Dantercipies e tenere a bada una donna (questione d'onore) che da distante mi aveva scambiato per un'avversaria. Le donne sono rare a queste gare, ma quelle poche preparate e agguerrite.

Taglio il traguardo in 8h 51'. Mentre mangio qualcosa e bevo, scambio saluti e commenti con alcuni dei volti che hanno tratteggiato il mio percorso. Poco dopo arrivano la Fra e Ste. Con loro l'abbraccio e' più sentito. L'obiettivo adesso e' fare una bella doccia e poi tornare al consueto "Pasta Party" del dopogara. Per la cronaca, Fulvio Dapit, primo nella gara maschile, chiude con il tempo lunare di 5h 27'.

Ci ritroviamo tutti al Pasta Party per la premiazione. C'e' allegria, c'e' grande soddisfazione per aver centrato un obiettivo così ambizioso, c'e' voglia di raccontarsi la gara, le sensazioni, gli stati d'animo. E subito si sente la nostalgia di quegli spazi aperti ed immensi, la nostalgia del confronto con quelle torri che da millenni sorvegliano i Passi. Certo, la vita e il lavoro ci porteranno inevitabilmente lontano da qui; ma e' un grande onore, e una grazia, poterne far parte.

 

(Pietro Lucchetti)

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