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SELLARONDA TRAIL RUNNING/ 54 km tra passione, amicizia e follia

Pubblicazione:domenica 23 settembre 2012

Immagine d'archivio Immagine d'archivio

Il trail running è una variante della corsa su strada che si caratterizza per la scelta dei percorsi, escursionistici o di montagna e per un chilometraggio normalmente elevato.

La particolarità (e la bellezza) di questa disciplina deriva dalla possibilità di correre in zone altrimenti inaccessibili, attraversando percorsi collinari, boschivi o rocciosi che spesso si sposano con ambientazioni paesaggistiche di prim’ordine. La natura stessa del percorso rende il trail running particolarmente impegnativo sia sotto il profilo altimetrico sia per la tipologia di terreno sconnesso sul quale si corre.

COLFOSCO

h.3.00 am. Mi sveglio di soprassalto nel buio di una camera non mia. Sorprendo un forte bruciore in gola che mi impedisce di riprendere sonno: Paolo di fianco a me dorme ancora, sfinito dalle ore di guida del giorno prima.

h.5.00 am. E’ ora di alzarsi e di uscire definitivamente dal dormiveglia. Gli zaini sono già pronti e compatti, l’abbigliamento per la gara è impilato sulle sedie. Si parla poco al mattino presto.

h. 5.30 am. Transitiamo davanti al piazzale della partenza dove campeggiano i gonfiabili di Salomon, main sponsor dell’evento. In silenzio, assieme a Roberta che ci attendeva nella hall dell’albergo, andiamo a ritirare i pettorali. Numero 65 per me e, attento a non farmi tradire dal sonno, appunto il foglio cerato sui calzoncini. Fuori è molto freddo, ci sono 3 gradi. Siamo piuttosto svestiti, aspettando il via per scaldarci di corsa. Arrivano Roby, La Giulia, Ste, La Fra, il Coach, Luca e il vecchio Frank. Qualche abbraccio, convenevoli di sorta e, assieme ad altre 175 figure semi addormentate, nel buio attendiamo il via.

h. 6.04 am. Partenza!

Inizia una lieve discesa che porta a Corvara da dove attaccheremo il primo dei quattro passi, il Campolongo. Il buio ci avvolge, poche fiaccole illuminano il sentiero, alcuni hanno portato la lampada frontale; ancora intorpiditi dal sonno seguiamo quelle sagome luminose saltellanti. Perdo subito di vista gli amici, chi più avanti, chi più indietro. Sarà una gara lunga, ma non mi dispiace percorrerla in solitudine. A Corvara comincia la salita, subito dura, che si arrampica lungo una pista da sci. Poi un sentierino, un cosiddetto single-track, e ci accodiamo uno via l’altro in salita, con le prime luci dell’alba che spuntano da dietro le immense torri di pietra. La salita serpeggia nel bosco, poi curva e si inclina paurosamente fino a scollinare tra le rocce del Piz Boè. Siamo circa al sesto chilometro ed incrociamo il primo ristoro. Bevo avidamente un bicchiere di the bollente con il pessimo risultato di scottarmi la lingua. Ancora lieve salita, un tratto di percorso molto tecnico dove è necessario destreggiarsi tra le rocce rese scivolose dal passaggio del gruppo di testa. La luce si diffonde, scambio qualche parola con un ragazzo bolognese che mi presenta il suo gruppo di amici. Tra di loro ricordo Martin, inglese, uno specialista di ultra maratone. Ora finalmente si scende, saltando come camosci da una roccia all’altra. Arriviamo a Bec de Roces. Lo scenario è impressionante: sotto di noi Arabba, davanti il Portavescovo, a destra il Pordoi, tutto attorno il palcoscenico delle Dolomiti. Giro su me stesso e rimango qualche secondo a fissare impotente l’esuberanza del Gruppo del Sella. Altro ristoro. Via la “sciarpa”, una t-shirt di cotone che avevo avvolto al collo in albergo. Ora la strada è facile e ripida in discesa. Si corre a rotta di collo verso Arabba, sono circa le 8.00 del mattino, abbiamo percorso 15 dei 54 chilometri che ci attendono.

Andrea è marchigiano, sposato con due figli, mi raggiunge mentre ci arrampichiamo nel fitto bosco che sale verso il Portavescovo. Procediamo in silenzio, una pattuglia di circa quindici runners, soffrendo assieme la ripida ascesa. Vicino alla cima comincia a stagliarsi il ghiacciaio della Marmolada, che si mostra sensuale, a ripagare tanta fatica. Sotto la grande stazione della funivia, appena passato un salvifico ristoro, procediamo in linea orizzontale verso il Pass Pordoi. E' un tratto di strada dal panorama spettacolare. La pattuglia si sfilaccia: c'è chi, stremato, si ferma a prendere fiato, chi procede a spron battuto verso il "cancello" di Canazei, chi come me prosegue con passo più lento, obbligandosi a respirare profondamente, tentando di restituire ossigeno ai muscoli. Prima del Pordoi perdo Andrea, lo ritroverò all'arrivo, stanco, ma raggiante come al Portavescovo. La discesa su Canazei è frenetica. Un'informazione sbagliata ci indica passare il cancello entro le 10.15. In realtà si tratta delle 10.45, ma affrontiamo a rotta di collo il percorso in mezzo al bosco, sofficemente imbottito di fogliame, e di seguito sulle piste da sci che portano in paese. In quatto o cinque arriviamo a Canazei alle 10.41. Riparto da solo, con l'intenzione di affrontare il Passo Sella con calma e poi gestire le forze. Sono preoccupato per i miei compaesani che difficilmente riusciranno a transitare in tempo. Ciò che non so è che l'orario è stato prorogato fino alle 11.00, per cui anche con loro, ci ritroveremo all'arrivo.


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