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TURCHIA/ Abrogata la norma che vietava di indossare il velo sul lavoro

Il governo Erdogan ha deciso di varare una serie di riforme in senso democratico in favore delle minoranze, in primis quella curda. Il simbolo di queste è l'abrogazione della norma sul velo

Recep Tayyip Erdogan (Infophoto)Recep Tayyip Erdogan (Infophoto)

Il cosiddetto pacchetto di riforme per la democratizzazzione in Turchia prevede anche l’abrogazione della norma che vietava alle donne di indossare il velo negli uffici pubblici. Il provvedimento appena citato è solo il simbolo delle nuove misure varate nella giornata di ieri dal governo Erdogan. Il divieto di indossare il velo era previsto in una norma approvata durante il mandato di Mustafa Kemal, detto Ataturk (traduzione di “il padre di tutti i turchi”), alle prime luci della neonata repubblica turca. Il generale, proveniente dalle file dei Giovani Turchi, il movimento laico occidentalista di stampo nazionalista nato sulle ceneri dell’Impero ottomano, aveva deciso di varare una serie di misure per scindere completamente la religione musulmana dall’organo politico statale. Oggi il primo ministro Erdogan leader del Akp, partito moderatamente ispirato ai principi dell’Islam, sembra aver fatto un tuffo nel passato tra le proteste delle minoranze tra cui figura in primis quella curda che fa perno sul partito Pkk. Questi ultimi rappresentano circa il 20% e il governo, sperando di acquietare i loro animi, ha appena varato una serie di leggi. Si potrà studiare in lingue diverse dal turco, quindi in curdo ma nelle scuole private; è stato abrogato il divieto di usare le lettere Q,W e X usate dai Curdi, per quanto riguarda i documenti ufficiali; per le località del Kurdistan,verranno rievocati i nomi curdi al posto delle attuali denominazioni turche. Ci sono degli allargamenti in senso democratico anche per quanto riguarda la politica: i partiti potranno sostenere la propria campagna elettorale in curdo e usufruire dei rimborsi elettorali secondo i limiti previsti per legge, mentre c’è l’idea di abbassare la soglia di sbarramento per l’entrata in Parlamento che attualmente è al 10%. Nei confronti di altre minoranze come gli aleviti e i siriaci sono state fatte delle promesse per quanto concerne il riconoscimento dei luoghi di culto e la restituzione di alcune terre espropriate in passato, ma finora le richieste rimangono su carta bianca. Nonostante questi provvedimenti la minoranza curda si dice ancora insoddisfatta e secondo quanto dichiarato dalla copresidente del partito legale curdo Bdp, Gulten Kisanak, “il pacchetto non risponde alle esigenze di democratizzazione” di cui il paese necessita. Le richieste principali da parte della minoranza in questione sono l’insegnamento del curdo nelle scuole pubbliche, maggiore autonomia per il Kurdistan turco, una modifica della legge antiterrorismo e il rilascio di migliaia di attivisti tra sindacalisti, giornalisti e universitari arrestati negli ultimi anni. Erdogan nel frattempo sembra essere molto orgoglioso delle nuovi leggi e sostiene che quella di ieri sia stata una svolta storica nel cammino della Turchia. Ovviamente in questo contesto non si può fare a meno di prescindere dalle elezioni che si terranno in giugno e secondo molti critici, Erdogan avrebbe iniziato la sua campagna elettorale proprio con il varo delle misure sopracitate.

(Mattia Baglioni)

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