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Pagelle/ Master WTA 2013, i voti alle protagoniste dei Championships: quarto titolo per Serena Williams

Serena Williams, quarto Master in carriera (Infophoto)Serena Williams, quarto Master in carriera (Infophoto)

Arrivata in Turchia con polemiche per una wild card ottenuta a Linz che le ha poi dato titolo e punti per la qualificazione (ma li avrebbe probabilmente presi a Mosca, bypassando il problema), la tedesca in crisi di identità dopo un meraviglioso 2012 si è ritrovata giusto in tempo per essere ai Championships per la seconda volta consecutiva. La vittoria netta contro la Radwanska le ha regalato uno spareggio contro la Kvitova per la semifinale: vinto il primo set ha ceduto, ma ha dato a tutti l'impressione di poter tornare quella giocatrice che arriva in fondo negli Slam e può battere chiunque. Certo deve migliorare certi aspetti del suo gioco e la concentrazione nei momenti topici, ma intanto chiuderà l'anno in Top Ten, ancora una volta: mica male per la Germania, che dai tempi di Steffi Graf aspetta un'altra campionessa.

D'accordo il problema il polpaccio e che, a differenza delle altre, giocava anche il doppio; tuttavia, la sconfitta rimediata contro la Azarenka, alla fine decisiva per l'eliminazione, nasce da un blackout che ha permesso alla bielorussa di vincere il set partendo da 2-5. Visto come Vika è finita nei giorni successivi, ci si mangia le mani ancora di più. Resta la solita impressione: chiudere in Top Ten ancora una volta è un grande traguardo, così come i traguardi raggiunti fin qui (semifinale al Roland Garros e a Indian Wells). Tuttavia, contro le prime della classe la bolognese non riesce mai a emergere fino alla vittoria (lo dicono i record: 6 vittorie e 34 sconfitte in carriera contro le altre sette presenti ai Championships). Ci lavorerà nel 2014: ora la finale di Fed Cup, per riscattarsi dall'altra beffa turca, ovvero l'eliminazione in semifinale nel doppio. Che sta diventando una maledizione: l'ultimo torneo vinto è stato a febbraio.

L'unica giustificazione che le si può trovare è la stanchezza: dagli Us Open la polacca non si è praticamente mai fermata, giocando a Seul (vittoria), Tokyo (fuori ai quarti) e Pechino (eliminata in semifinale). Anche così, però, non si pensava proprio che sarebbe tornata a casa con tre sconfitte sul groppone, nessun set vinto e un crollo verticale contro Kvitova e Kerber, entrambe ampiamente alla sua portata. D'accordo che la ceca è praticamente una bestia nera (record 1-5), ma che Aga potesse centrare anche la finale, con la Sharapova fuori dai giochi, era pensiero comune e dominante. Non è stato così, e adesso è pure stata scavalcata da Na Li in classifica, chiudendo il 2013 al quinto posto del ranking. Vale per lei lo stesso discorso fatto per altre: le manca un centesimo per fare l'euro, che in questo caso significa porsi al ilvello delle prime tre e riuscire a scalzarle. Dopo la finale di Wimbledon, un anno e mezzo fa, non ci è più riuscita. 

La forma fisica non l'ha di certo aiutata: prima di arrivare a Istanbul, dagli Us Open con la finale raggiunta e persa al terzo set ha giocato pochissimo (fuori al secondo turno a Tokyo, al secondo a Pechino). Seconda parte di 2013 difficile, sfociata in un Master nel quale è parsa l'ombra di se stessa: nella prima partita ha concesso cinque volte la battuta a Sara Errani, poi non è mai stata in campo contro Jankovic e Li, venendo eliminata giustamente. Preserva il secondo posto nel ranking, solo che adesso Serena Williams è lontana più di cinquemila punti, e andare a riprenderla non sarà impresa facile. Il flop turco non cancella comunque quanto fatto: la vittoria agli Australian Open, poi a Doha e Cincinnati battendo in entrambi i casi Serena in finale, gli Us Open ancora una volta sfuggiti all'ultimo respiro. Resta l'unica in grado di vincere regolarmente contro la numero 1 al mondo, ma se non migliora il servizio saranno dolori.

(Claudio Franceschini)

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