BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

Franco Rossi/ E' morto il noto giornalista sportivo

Franco Rossi, noto giornalista sportivo, è morto oggi dopo una lunga malattia. Aveva 69 anni ed era uno dei volti più noti del giornalismo sportivo italiano grazie ai suoi commenti in tv

Lo stadio di Marassi, teatro della Sampdoria che fece innamorare Rossi (Infophoto) Lo stadio di Marassi, teatro della Sampdoria che fece innamorare Rossi (Infophoto)

Un grave lutto ha colpito il giornalismo sportivo italiano. Infatti è morto oggi Franco Rossi. Aveva 69 anni ed era malato ormai da tempo. Il noto opinionista televisivo era nato a Firenze il 25 settembre 1944 ed era celebre per i suoi commenti appassionati sulle televisioni locali, che negli ultimi tempi aveva dovuto ridurre a causa appunto delle terapie. Uno dei primi ad annunciarlo è stato via Twitter il collega Ivan Zazzaroni, che lo ha salutato così: “Non saprò mai se era un genio o un folle, di sicuro era uno dei pochi giornalisti sportivi divertenti”, commento che certamente molti avrebbero potuto condividere. Rossi aveva iniziato a lavorare nel 1965 come cronista a Torino presso il quotidiano Tuttosport, e aveva sintetizzato la sua biografia nella scheda pubblicata sul suo blog (francorossi.com): dal 1975 al 1987, sempre per Tuttosport, era passato alla redazione milanese e negli stessi anni fu corrispondente sportivo per La Repubblica dal 1979 sino al 1986. Dal 1987 al 1989 è stato vicecaposervizio presso la redazione milanese del Corriere dello Sport. Nel 1989 si era trasferito a Il Giorno con la qualifica di caposervizio per il calcio e poi nel 1995 è stato promosso caporedattore con la responsabilità di tutto il settore sport, mansione che ha ricoperto sino all’autunno del 1997. Infinita esperienza, dal momento che scriveva di calcio fin dal 1965, negli ultimi anni era diventato popolare soprattutto come opinionista, fin dal 1999 sull'emittente milanese Telenova e dal 2006 al 2008 anche per Controcampo, la trasmissione sportiva di Mediaset della domenica sera. In questo modo era diventato famoso appunto per i suoi interventi mai banali, e la sua popolarità ha superato i confini nazionali. In particolare era noto in Giappone, complici anche i Mondiali del 2002 che aveva seguito da inviato per lo Yomiuri Shimbun, quotidiano nipponico che con 14 milioni di copie al giorno è il più venduto nel mondo e lo aveva scelto come esperto occidentale per rafforzare la redazione su uno sport che nel Sol Levante non era il più popolare. In Italia ha pubblicato due libri, “Derby a presto” e “Perda il migliore” - titoli in linea con il carattere del personaggio – e anche in Giappone ha pubblicato due libri: nel 2001 “Gyakusetsuno World Cup” e nel 2008 “Calcio Italia Tushin”. Nella sua carriera ha ottenuto numerosi riconoscimenti, come il Premio Coni, il Premio Gianni Brera, il Premio Nazionale Torretta e il Premio Beccali. Merito non da poco per un giornalista sportivo, non aveva mai fatto capire per quale squadra tifasse: da molti “sospettato” di essere interista, aveva solo ammesso una simpatia per la Sampdoria di Vialli e Mancini. Lo ricordiamo con le regole per il “buon giornalista” che aveva voluto pubblicare sul proprio sito:

Per la notizia sono disposto a tutto. Anche a scrivere la verità.

Nel Giornalismo, come in amore, gli scritti volano e le parole restano.

Il vero giornalista è colui che sa raccontare una verità in assoluta malafede, convinto che le sole e autentiche verità siano quelle che si possono inventare di sana pianta.

Il vero giornalista è quello che scrive una cosa anche quando non ha niente da dire e al tempo stesso ha qualcosa da dire solo perchè la scrive.

Il vero giornalista è sempre stimolato dalla scadenza e scrive peggio quando ha tempo e quindi non ha fretta.

Il vero giornalista è quello che riesce a cominciare un articolo con un “come avevamo anticipato nei mesi scorsi…” e violenta, senza arrossire, ogni comune senso del pudore.

© Riproduzione Riservata.