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CADUTA VONN/ I medici sportivi: cos'è la frattura del piatto tibiale e come si cura (esclusiva)

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MONDIALI DI SCI 2013, IL PARERE DEI MEDICI SULLA CADUTA E L'INCIDENTE DI LINDSEY VONN - Dopo 3 ore e mezza di ritardo a causa del maltempo e della nebbia, era finalmente arrivato il suo momento. Lindesy Vonn, pluricampionessa statunitense, tra le protagoniste più attese in assoluto del Mondiale, è però caduta rovinosamente un minuto dopo la partenza dal cancelletto, a seguito di un piccolo salto durante il superG di apertura dei Mondiali di Schladming. Partita con il pettorale numero 19, al momento dell’impatto con il suolo il ginocchio della sciatrice si è piegato in modo innaturale, facendo fin da subito temere gravi conseguenze: secondo quanto riferito da una televisione austriaca, infatti, la Vonn avrebbe riportato la frattura del piatto tibiale, del setto nasale e una leggera commozione cerebrale. Stagione finita. Alla fine la vittoria e la medaglia d’oro sono andate alla slovena Tina Maze, dominatrice di questa Coppa del Mondo, che ha chiuso in 1’35”39, seguita dalla svizzera Lara Gut (1’35”77) e dall’americana Julia Mancuso (1’35”91).

IlSussidiario.net ha chiesto un commento riguardo le condizioni di Lindesy Vonn a due esperti, i medici sportivi Piero Volpi e Ilario Candido. Entrambi, una volta conosciute le prime informazioni riguardo lo stato di salute della sciatrice e in attesa di ulteriori aggiornamenti, concordano su un aspetto in particolare: “La frattura del piatto tibiale è certamente la conseguenza più grave della caduta”, ci inizia a spiegare Volpi, “e anche se non dovesse trattarsi di una frattura particolarmente grave, per tornare a sciare ci vogliono come minimo quattro mesi. Per questo sono abbastanza convinto che la stagione della Vonn sia finita”.

Il piatto tibiale, sottolinea invece Candido, “è la parte superiore della tibia, quella che si articola con il ginocchio, dove poi si vanno a attaccare tutti i legamenti come il crociato e così via”. Anche secondo Candido, quindi, “una frattura di questo tipo è molto grave, specialmente per uno sciatore che pone quest’osso costantemente sotto stress. La caviglia è in qualche modo protetta e tenuta ferma dallo scarpone, quindi non rischia più di tanto, mentre il ginocchio è senza dubbio l’articolazione più esposta e più a rischio”. Il dottor Volpi aggiunge inoltre che, “nel caso in cui dovesse trattarsi di una frattura scomposta, la Vonn dovrà senza dubbio sottoporsi ad alcuni interventi chirurgici attraverso cui inserire viti e placche per permettere alla frattura di rimarginarsi”.


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