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MORTO PIETRO MENNEA/ Bragagna: due ricordi dell'uomo che è stato il motivo della mia passione (esclusiva)

Pubblicazione:giovedì 21 marzo 2013 - Ultimo aggiornamento:giovedì 21 marzo 2013, 19.08

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Fece un 19''96 più tardi, curiosamente e simpaticamente sulla pista della sua città, Barletta, dove quando lui cominciò non c'era una vera e propria pista. Quello stadiolo e quella pista c'erano perchè Barletta aveva "prodotto" Pietro Mennea. Dunque lui fece quel tempo, che per qualche anno fu il miglior risultato sul livello del mare; e fece il 19''72 a Città del Messico. Ma al mondo ha insegnato una cosa più importante.

Cosa? Prima di Pietro Mennea, i velocisti a 25 anni smettevano, e qualcuno anche prima. Un po' perchè non c'erano soldi, e dunque gli americani andavano a fare i professionisti nel football americano o in altre discipline. Lui invece insegnò al mondo come allenandosi in una certa maniera, con tenacia e testardaggine, un velocista poteva esprimersi fino a ben oltre i 30 anni. 

Un bell'insegnamento… Sì, ai posteri della velocità; e ha poi ricordato che a vederlo non sembrava certo un atleta da medaglia olimpica. Aveva un talento strepitoso: qualcuno oggi racconta che Mennea non aveva questo grande talento…

Non è vero? No: non si vincono medaglie nella velocità se alla base non sei baciato straordinariamente dalla natura. Mennea però quel talento l'ha migliorato in maniera decisiva, anche perchè in allenamento era quasi indistruttibile: il suo allenatore Carlo Vittori lo sottoponeva a stress metodologici mostruosi, ma mentre aveva massacrato altri atleti promettenti, Pietro era indistruttibile come volontà e struttura fisica, a prova di super allenamenti.

 

(Claudio Franceschini)



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