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RUGBY/ Celtic League, Benetton: no a Roma, a Treviso ci sono storia e territorio

Alla Benetton Treviso non piace l'ipotesi di un trasferimento a Roma della franchigia di Celtic League, e rilancia chiedendo pariteticità con le Zebre. I risultati sono dalla parte veneta...

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Non c'è alcun dubbio sul fatto che la Benetton Treviso sia la punta di diamante del rugby italiano: migliore squadra in Celtic League, ha battuto tutte le avversarie almeno una volta. La stagione in corso è poi la migliore in assoluto, visto che dopo i 38 punti del 2010-11 e i 36 dell'anno scorso, adesso siamo già a 39 quando mancano ancora quattro giornate alla fine. Aggiungiamoci che 19 dei 27 giocatori utilizzati in Nazionale dal c.t. Brunel nel recente ed ottimo Sei Nazioni militano proprio nella Benetton, ed è facile capire quale sia l'importanza della squadra veneta per il movimento italiano. Eppure, il presidente federale Alfredo Gavazzi sogna di portare a Roma questa franchigia. Treviso non ci sta, e risponde alla Gazzetta dello Sport per bocca di Amerino Zatta, uomo di fiducia della famiglia Benetton per la palla ovale: “Perchè la Fir vuole portare Benetton a Roma? Cosa cerca? Per essere competitivi serve storia, e noi siamo qui dal 1932; un territorio dove il rugby prolifica, e in Veneto c'è; e poi le strutture. Non conosco bene Roma: davvero si sistemerà il Flaminio? C'è un vero contorno a un grande club?”. Su questo c'è qualche problemino anche a Treviso, perché lo stadio di Monigo andrebbe adeguato con un'altra tribuna coperta ma è un impianto pubblico e la società non può agire direttamente. La Benetton “contrattacca” la Federazione: “Ci sono tanti temi sul tavolo, come la pariteticità delle franchigie”. La Fir infatti gestisce direttamente le Zebre, ma Treviso vuole mettere sul tavolo il fatto di essere la squadra fondamentale del movimento, sia per i risultati sia per il contributo alla Nazionale. I temi da trattare sono molti, e Zatta è chiaro: “Vogliamo crescere, aggredire la Celtic e passare un turno o due in Heineken Cup. Ma serve un'altra velocità e ci stiamo chiedendo se andare avanti”.

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