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EUROPA LEAGUE/ Il paradosso di una coppa per "falliti": si tornerà mai al mito di Atlantide?

Pubblicazione:venerdì 8 marzo 2013 - Ultimo aggiornamento:venerdì 8 marzo 2013, 13.49

L'Atletico Madrid festeggia la vittoria dell'ultima Europa League (Infophoto) L'Atletico Madrid festeggia la vittoria dell'ultima Europa League (Infophoto)

ognuno ha le sue priorità. Casomai, sarebbe forse l'ora di prendere in mano la formula delle competizioni europee e rivedere qualcosa: l'appeal non può derivare dall'inserimento di sempre più squadre, anzi così si arriva alla soluzione contraria, ovvero quella di far perdere interesse nei primi turni perchè nella migliore delle ipotesi le partite interessanti sono cinque in tre mesi. Lo stesso succede in Champions League, attenzione: con l'apertura alle piazzate nei campionati nazionali, spesso e volentieri nel girone eliminatorio arrivano formazioni che possono ritenersi fortunate se strappano un pareggio in due anni (la Dinamo Zagabria). Personalmente, ritengo che prima o poi si arriverà alla rivisitazione sportiva del mito di Atlantide: la grande civiltà con un possesso di tecnologie e conoscenze che oggi ci sogniamo, che crolla su se stessa e fa tornare alle origini, qui intese come una Coppa dei Campioni scarna ma dalla competitività massima, con turni a eliminazione diretta tra le vincitrici dei campionati europei, o al massimo le prime due (come è stato per qualche anno). E' l'unico sistema per rinverdire la tradizione di una coppa, UEFA o Europa League che dir si voglia, che oggi come oggi è considerata come una coppa in tono minore. E pazienza se nelle ultime cinque edizioni della Supercoppa Europea la vincitrice della Champions League è uscita con le ossa rotte: molto meglio alzare la coppa dalle grandi orecchie e prendersi un 4-0 a Montecarlo. 

 

(Claudio Franceschini)



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