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Fabrizio Miccoli / Frase shock, cantava al telefono: quel fango di Falcone

Pubblicazione:sabato 22 giugno 2013

Fabrizio Miccoli (Infophoto) Fabrizio Miccoli (Infophoto)

FABRIZIO MICCOLI FRASE SHOCK AL TELEFONO CON IL PREGIUDICATO: QUEL FANGO DI FALCONE – Il capitano del Palermo, l'attaccante salentino Fabrizio Miccoli, da anni bandiera della squadra rosanero, ha ricevuto un avviso di garanzia dalla Procura di Palermo per estorsione. Infatti Miccoli avrebbe commissionato a Mauro Luricella, figlio del boss mafioso Antonio Lauricella, suo amico, il recupero di alcune somme di denaro. Ma a impressionare, facendo finire il 'Romario del Salento' (questo il suo soprannome) nell'occhio del ciclone, sono alcuni dialoghi intercettati tra Miccoli e Lauricella junior. I due cantano: “Quel fango di Falcone”, con riferimento al magistrato Giovanni Falcone, paladino della lotta alla mafia ucciso da Cosa Nostra in un attentato a Capaci il 23 maggio 1992. In un altro dialogo intercettato dagli inquirenti, i due danno appuntamento a un amico dicendogli così: “Vediamoci davanti all'albero di quel fango di Falcone”, una frase ingiuriosa in netto contrasto con i numerosi gol che il calciatore era solito dedicare durante le partite del cuore proprio a Falcone e Borsellino. La posizione di Miccoli davanti alla giustizia si fa dunque seria, e chissà che anche la sua posizione nella società del presidente Maurizio Zamparini e del nuovo allenatore Gennaro Gattuso (presentato in città proprio ieri) si faccia sempre più difficile in sede di decisione sul rinnovo del contratto dell'attaccante. Le intercettazioni tra Miccoli e Lauricella jr., risalente a più di due anni fa, sono state registrate dagli inquirenti che tenevano sotto controllo il telefono del figlio del capomafia nella speranza di individuare dove si nascondesse il padre latitante, che fu catturato nel settembre del 2011. Ma non è tutto qui: gli investigatori, infatti, sarebbero in possesso anche dell'audio di telefonate tra Miccoli e Guttadauro, nipote del superlatitante Matteo Messina Denaro, e figlio di Filippo, il messaggero dei pizzini con cui comunicavano il boss ricercato e l'ex padrino di Cosa Nostra, Bernardo Provenzano, che aggreverebbero ulteriormente la sua posizione nel confronti della Giustizia e potrebbero testimoniare il suo coinvolgimento con la mafia.



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