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Doping Santambrogio / Scinto: addio ciclismo. La reazione della Vini Fantini-Selle Italia

Pubblicazione:martedì 4 giugno 2013

Mauro Santambrogio Mauro Santambrogio

La notizia della positività all'Epo di Mauro Santambrogio in un test antidoping effettuato dopo la prima tappa del Giro d'Italia ha sconvolto prima di tutto la sua squadra, la Vini Fantini-Selle Italia, che ora è nell'occhio del ciclone visto che già Danilo Di Luca era stato mandato a casa al terzultimo giorno della Corsa Rosa. La prima reazione è quella del d.s. Luca Scinto: “Mi è passata la voglia di andare avanti, voglio smettere di occuparmi di ciclismo. Cosa racconterò alle mie figliole? Che sono stato due volte stupido?”. Ma non c'è solo la reazione istintiva e sconfortata. Scinto ricorda cosa è successo durante il Giro, quando in effetti Santambrogio era fra i corridori più 'chiacchierati': “Sono stato due volte nella sua stanza, faccia a faccia. Gli ho detto che era chiacchierato e mi ha giurato che erano voci messe in giro dagli invidiosi. Gli ho creduto. Mi guardava dritto negli occhi. Il suo passaporto biologico era perfetto”. E aggiunge: “Avuta la notizia, gli ho telefonato. Non rispondeva, così gli ho inviato un sms, gli ho scritto di fare l'uomo e rispondere. Allora ha chiamato per dirmi 'scusate, vi ho tradito'. E questo per lui può bastare? Sta mandando in mezzo alla strada 38 persone”. Tanti sono i dipendenti, fra corridori e staff, e in effetti per la Vini Fantini si annuncia un futuro non facile: Rcs Sport ha già detto che è in dubbio l'invito al Giro di Lombardia. La reazione è stata forte da parte degli altri corridori, a partire dai suoi stessi compagni di squadra come Stefano Garzelli (“una delle più grosse delusioni della mia vita sportiva”) e Alessandro Proni (“sono avvilito, vorrei spaccare tutto. C'è la preoccupazione che la squadra ne possa essere pregiudicata, e non ce lo meritiamo”). Questo invece è il commento ufficiale della società, tramite le parole del team manager Angelo Citracca diffuse da un comunicato stampa: “Appresa la notizia, abbiamo provveduto a licenziare l'atleta, verso cui seguirà procedimento disciplinare e la richiesta di risarcimento danni. L'evento, grave e doloroso, mette a nudo un altro atleta malato e facente parte di un ciclismo ormai morto e che, come dimostrano questi efficienti controlli, non ha più alcuna possibilità di vivere nel ciclismo moderno. La squadra, nonostante tale ferita, continuerà la propria attività ancor più motivata a tutelare i propri giovani e tutti gli atleti che in questo team hanno trovato una propria dimensione, rispettando il codice etico del ciclismo internazionale e i valori che hanno fatto della nostra squadra un team giovane e dinamico, orientato alla crescita di ottimi atleti. Purtroppo abbiamo sbagliato ad ingaggiare Santambrogio, traditi dalle belle promesse di un passato molto promettente e una prima parte di carriera votata alla vita da gregario, ma questo non può andare a inficiare un progetto di lungo corso come il nostro”. Tutto il ciclismo si augura che sia davvero così: perdere una delle migliori squadre italiane sarebbe un colpo molto duro.



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