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Wimbledon 2013 / Marion Bartoli vince il torneo: 6-1 6-4 a Sabine Lisicki

Pubblicazione:domenica 7 luglio 2013

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WIMBLEDON 2013 - Diciamo la verità: Marion Bartoli è cambiata. Da quando era arrivata per la prima volta in finale a Wimbledon, sei anni fa, la francese è un'altra persona. Una persona che riesce ad andare in tribuna grondante felicità (e incredulità: quante volte ha fatto il segno "no" con la testa?) e abbracciare il padre, ringraziandolo poi pubblicamente ("che sia qui oggi significa tanto per me"). Dei metodi di allenamento di Monsieur Bartoli si è detto e scritto tanto: Marion era una ragazza che non parlava con nessuno, non riusciva a rilassarsi tra una partita e l'altra, non aveva amiche nel circuito ed era guardata con sospetto da tutte. La vittoria di ieri (6-1, 6-4 a Sabine Lisicki) che la incorona campionessa di Wimbledon (primo Slam in carriera, a 28 anni) è il segno del cambiamento: da quando ha allontanato il padre (che non è più il suo allenatore), Marion è un'altra persona. Si è avvicinata alla Federazione francese, ha conosciuto Amelie Mauresmo che le ha trasmesso fiducia e tranquillità e ieri era in tribuna a prendersi il ringraziamento ("ieri era il suo compleanno: spero di averle fatto un bel regalo") e altre colleghe, come Kristina Mladenovic, la speranza transalpina del futuro che ha applaudito e tifato in attesa della finale di doppio misto ("farò il tifo per te", le ha detto la Bartoli). Insomma: una storia a lieto fine. E pazienza se Marion ha vinto Wimbledon senza incrociare una delle prime dieci giocatrici al mondo: ha trionfato senza perdere un set, e bisogna avere testa e attitudine per farlo. Quello che ha guadagnato con la sua nuova vita, pur mantenendo atteggiamenti che, diciamolo, in campo non la rendono esattamente simpatica (pugno alla tribuna ripetuto cinque o sei volte a ogni punto, mosse meccaniche quasi come dei tic nervosi, smorfia perenne sul viso). Quello che le ha permesso, perso il servizio entrando nella partita, di dominare la povera Sabine Lisicki a colpi di servizio, dritto, rovescio, concentrazione massima e spostamenti laterali perfetti. Lisicki che anche ieri si è presa un'ovazione lunghissima, ha pianto e ripianto, deve averlo fatto a fiumi quando è rientrata negli spogliatoi avendo perso il primo set in maniera netta, senza capirci granchè. Ci aveva abituato a servire benissimo e sparare vincenti a tutto campo: ieri non le funzionava niente, come lei stessa ha ammesso a fine partita "sono stata sovrastata da tutto questo". Cioè la finale, il centrale, il pubblico, la possibilità di vincere uno Slam sul campo più amato, lei che nel 2010 pensava di non poter nemmeno più giocare, causa un durissimo infortunio alla caviglia. Ieri la madre, dalla tribuna, continuava a dirle "sciogliti, lasciati andare"; ma hai voglia a farlo, quando l'altra gioca benissimo, non ti concede niente e tu sbagli anche dove dovresti avere certezze. Ha avuto le sue occasioni, la tedesca: ha sprecato quattro palle per fare il break in apertura di secondo set, e poi in un game lunghissimo è arrivato il momento più toccante di tutti, quando a Sabine sono venute le lacrime agli occhi e ha pianto davvero, apertamente, non aspettando nemmeno di perdere come aveva fatto Jana Novotna contro Martina Hingis, sulla spalla della Duchessa di Kent. No, la tedesca si è lasciata andare sul campo, con la racchetta in mano e un servizio che non aveva più; e tutto il centrale ad applaudire e incitare, un po' perchè una finale che dura un'ora rovina lo spettacolo, un po' perchè Sabine è diventata la beniamina di Wimbledon, con quel suo sorriso sempre sul viso (ma non ieri) e quella vittoria su Serena Williams. A un certo punto, sul 5-1 per la Bartoli, sono arrivati i match point: due in fila, poi un altro. E qui si è pensato che potesse cambiare tutto: perchè la Lisicki, capito di aver perso, ha iniziato a giocare. 2-5, poi il break che ha fatto esultare la folla come a un concerto quando arriva il grande classico, e ancora il servizio confermato per il 4-5. E' iniziata un'altra partita, durata poco però: troppo tardi per la tedesca, Marion ha servito benissimo ed è andata a chiudere con un ace ("quante volte l'ho sognato? Ho allenato tanto il servizio, l'ho tenuto per il momento migliore"). Ha vinto Marion Bartoli, da domani numero 7 al mondo a replicare il miglior piazzamento di sempre (gennaio 2012); ma, come la stessa francese ha detto, Sabine Lisicki tornerà su questo campo a giocarsi un titolo. Se lo merita. (Claudio Franceschini)



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