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Slovan Liberec-Udinese/ Un solo grido contro la "maledizione" ceca: remuntada!

Remuntada: è questa la parola che si respira a Udine. Contro lo Slovan Liberec servono tre gol - senza subirne - per entrare in Europa League. GIOVANNI BELLINA ci dà il suo punto di vista

L'Udinese prova l'impresa (Infophoto)L'Udinese prova l'impresa (Infophoto)

La pesante sconfitta di Trieste contro lo Slovan Liberec è qualcosa che uno sportivo non vorrebbe mai affrontare, il dramma della sconfitta è infatti amplificata dalla caratura dell'avversario, dal ricordo di come è maturata: dalle occasioni, ai pali, ai gol avversari, pazzeschi, imprendibili, folli, bellissimi; brucia ancora di più quando leggiamo le dichiarazioni onestissime (in Italia le avremmo mai lette?) dei giocatori cechi che si dicono coscienti della fortuna avuta, oppure di quelle dell'allenatore che non riesce a ricordare altra partita in cui l'avversario ha avuto tante occasioni da gol. La parola che si pronuncia sottovoce a Udine è “Remuntada”, quello friulano non è un popolo caliente come quello Barcellonese, ma ama il calcio e spera in una impresa che è stata sfiorata tante volte a Udine in ambito europeo, ma quasi mai riuscita. Analizzando infatti le partite ad eliminazione diretta nelle competizioni europee della storia bianconera sono poche le imprese di rimonta riuscite, anzi per la precisione: UNA. Parliamo della stagione un'anno dopo l'eliminazione contro il Bayer Leverkusen ai 32esimi di Coppa Uefa (in panchina c'era Guidolin) toccò a De Canio ad affrontare nuovamente i tedeschi e dopo l'andata a Udine finita 0-1 le zebrette riuscirono in una storica impresa vincendo 1 a 2 con due reti di Margiotta nei primi venti minuti, nulla valse il gol di Ballack (a segno anche all'andata), grazie alla regola dei gol fuori casa passarono i friulani. Poi ci sono le imprese quasi riuscite, mitica fu la partita contro l’Ajax nel '97 quando si ribaltò il risultato di 1 a 0 dell’andata segnando due reti grazie a Poggi e Bierhoff nella prima mezz'ora, fallendo però nel finale quando Arveladze spense, al 80', l'entusiasmo dei 40.000 presenti allo Stadio Friuli. Contro il Werder Brema nel 2008 si arrivò a “pareggiare” il pesante risultato di 3 a 1 dell’andata già nel primo tempo, fu una grande prova di orgoglio, soprattutto di un grandissimo Quagliarella, ma nel secondo tempo i tedeschi pareggiarono 3 a 3 grazie a un letale Diego. Contro l’Arsenal, nei preliminari di Champions League di due anni fa, Di Natale segnò il gol che si opponeva a quello subìto durante l’andata al 38', ma poi fu l’Arsenal a passare segnando due gol vanificando così lo sforzo friulano. Sempre due anni fa, negli ottavi di finale di Europa League contro l’AZ Alkmaar quando c’era da ribaltare un pesante 2 a 0, Di Natale ci mise quindici minuti a farne due ottenendo anche l'espulsione di un avversario, ma Falckenburg gelò poco dopo i friulani accorciando le distanze e permettendo alla sua squadra di riuscire a passare il turno. Infine vorrei ricordare altre due imprese quasi riuscite che raccontano qualcosa di, sportivamente parlando, inquietante per i colori bianconeri, ricordate il passaggio di turno dopo la rimonta riuscita contro il Bayer? Bene, durante la stessa stagione l'Udinese incontra, agli ottavi di finale, udite udite (passatemi il gioco di parole) una squadra ceca: lo Slavia Praga e dopo aver perso 1 a 0 all'andata con autogol di Zanchi (che sfortuna eh?) tenta la rimonta in casa e quasi ci riesce, gol di Fiore dopo pochi minuti, pareggio dello Slavia, gol di Sosa nel secondo tempo e ben due traverse (vi ricorda qualcosa?) di Bertotto e Locatelli nel finale. La seconda partita che vogliamo ricordare fu nella stagione , anche qui si respira aria di "Remuntada", c'è da rimediare ad un altro 3-1 contro i greci del Panionios, inizia forte l'Udinese con tante occasioni, al 36' traversa di Di Natale (ma dai?!), nel secondo tempo Jankulovski (ceco anche lui) si fa espellere, al 38' Mauri segna il gol della speranza. Ne manca uno, fallo di mani netto in area dei greci, niente rigore, fallo su Dino Fava in area dei greci, niente rigore. Fischio finale, Udinese fuori, impresa sfiorata, arbitro scortato fuori dallo stadio. Volete per caso sapere di che nazionalità era l'arbitro Michal Benes? Repubblica Ceca. Si parla di anni che furono, di grandi partite che seppur nel doloroso ricordo rimangono mitiche, certo, adesso ci sarebbe anche da andar a batter cassa da Madama Fortuna che con il calcio non vorrebbe aver niente a che fare, ma ha pesantemente influito sul risultato d’andata contro lo Slovan Liberec. A Udine i tifosi vogliono crederci, devono crederci, il tifoso è tifoso perché sogna di notte queste imprese, è il bello del calcio, ciò per cui vale ancora la pena tifare. In questo senso un applauso va fatto a quei 300 che seguiranno la loro squadra in Repubblica Ceca, in caso di vittoria potranno dire di esserci stati. Personalmente, contrariamente a quanto avrete letto fra le righe, sono piuttosto contrario al concetto di sfortuna o malasorte, termini volgari e poco sportivi che non mi rappresentano, tenendo inoltre presente la dichiarazione di guerra che, sempre sportivamente parlando, la Repubblica Ceca ha dichiarato all'Udinese da dieci anni a questa parte, preferisco pensare, anzi auspico che sia un messaggio che arrivi direttamente anche alla squadra e alla società, aspiro a sentimenti più nobili, più elevati, fiabeschi, più eroici quali ad esempio...il sentimento di vendetta! (Giovanni Bellina)

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