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Pagelle/ Us Open 2013, i voti ai protagonisti del torneo dello Slam

Djokovic e Nadal premiati dopo la finale (Infophoto) Djokovic e Nadal premiati dopo la finale (Infophoto)

 Ogni volta si dice: a questo giro, non vince. Ogni volta il trofeo lo alza lei. Fanno 17, e ha sintetizzato benissimo lei stessa: "Nel 1999 contavo 1, 2, 3 e 4; oggi conto 16 e 17, stiamo parlando della storia del tennis". Autocelebrativa? Sarà, ma ne ha tutte le ragioni: ancora una volta il vento le ha dato fastidio in finale, si è innervosita oltremodo e ha perso un set che non doveva perdere, ma nel terzo parziale quando doveva azzannare la Azarenka non ha avuto pietà. Raggiunge Roger Federer come Slam vinti, è ad un passo da Chris Evert e Martina Navratilova e punta già i 20 successi; intanto, fanno 9 nel 2013 e la possibilità di chiudere l'anno al numero 1 WTA. Non succedeva dal 2009: chi la ferma più?

 Meriterebbe 10 solo per come ha rimesso in piedi il secondo set contro Serena: nessuna giocatrice negli ultimi cinque anni ci sarebbe riuscita, sarebbero affondate tutte con la testa tra le mani e piene di paura. Non lei, che ha avuto passaggi a vuoto nel torneo (Wozniak, Cornet e Ivanovic) ma si è ripresa quando serviva, distruggendo Flavia Pennetta in semifinale e lottando alla pari contro la Williams. Ha finito in lacrime, come un anno fa: stavolta nel punteggio non è mai stata così vicina, ma resta il rimpianto di un primo set che poteva vincere e invece ha perso. Si rifarà: oggi come oggi, è l'unica vera avversaria della numero 1.

  Torneo capolavoro. Gli indizi si erano già visti a Wimbledon, dove aveva centrato gli ottavi; qui le vere imprese sono state le partite contro Simona Halep (pur aiutata dalla pioggia) che era in forma stratosferica e Roberta Vinci, schiantata sul piano di gioco e mentalità. Contro Vika Azarenka le ha detto male il primo set: perso quello, si è sciolta come da pronostico. Resta la prima semifinale Slam in carriera, un ritorno su livelli di gioco eccellenti e un guadagno di 52 posizioni nel ranking WTA (ora è numero 31). A 31 anni, tutto di guadagnato: una seconda giovinezza, per nulla scontata dopo l'operazione al polso.

 Forse una delle tenniste più costanti del circuito: arriva sempre ad un passo, e non vince mai (solo il Roland Garros nel 2011). Rispetto alle avversarie più forti, le manca il killer instinct e la freddezza per sovvertire i pronostici che la vedono sfavorevole: a New York ha eliminato ottime giocatrici, ma contro Serena Williams non è mai stata in partita. Alla fine però in semifinale ci è arrivata lei, riprendendo per i capelli la partita contro Ekaterina Makarova che le stava scappando via: di certo non è un caso.

 Numero 15 della classifica WTA: complimentoni alla spagnola che quest'anno ha sempre giocato su alti livelli, e in queste due settimane ha dato prova di essere ormai una tennista solida e di carattere. Il tie break vinto al terzo set contro Angelique Kerber rimane il punto più alto di un torneo che non l'ha vista affrontare grandissime avversarie, ma nel quale per la prima volta ha raggiunto i quarti (terza volta negli Slam). Non è certo l'erede di Arantxa Sanchez, ma dimostra che anche la Spagna al femminile può dire la sua in questo periodo.

 Attenzione Italia: se la Makarova è questa anche in autunno, la strada verso la Fed Cup si complica. Gran torneo da parte della russa del 1988: fatte fuori Sabine Lisicki e Agnieszka Radwanska con una grande naturalezza, è stata vicina anche a fare il colpo contro Na Li, costringendola al terzo set. In crescita costante, rappresenta a New York una Russia che non è solo Maria Sharapova, ma che ogni volta riesce a produrre giocatrici che stanno benissimo nelle prime 20 della classifica (a oggi, lei è 21).

 Cos'è successo? Già a Wimbledon aveva dato segnali di cedimento, perdendo una semifinale (dalla Lisicki) che era ampiamente alla sua portata e nella quale non ha mai aggredito. Agli Us Open è successa la stessa cosa: la Makarova era in forma straordinaria, ma se sei la numero 3 del seeding ci si aspetta ben altro. I quarti di finale restano il punto più alto mai raggiunto a Flushing Meadows, ma arrivata a 24 anni la polacca deve riuscire a fare quel passo in più per superare l'ostacolo e iniziare a centrare i grandi risultati. 

 D'accordo: il suo tabellone è stato decisamente semplice, l'avversaria con il ranking più alto è stata Alison Riske (numero 81). Però, valeva anche per le altre, che si sono trovate di fronte una giocatrice di 30 anni con gli anni migliori alle spalle. Dal cilindro è uscita lei, con una rimonta miracolosa su Julia Glushko che pensava già di essere agli ottavi. La prima giocatrice forte contro cui ha giocato, Victoria Azarenka, ha spazzato via la slovacca; ma intanto era dal 2008 (semifinale a Melbourne) che non si spingeva così avanti negli Slam.

 L'ennesima campioncina a divenire, o una toccata e fuga? Lo scopriremo: ma intanto, come si fa a non darle un voto altissimo? Ha 17 anni, era alla prima incursione in un tabellone Slam con il numero 296 della classifica e una storia pazzesca alle spalle (il padre è rimasto sotto le macerie nel terremoto di Haiti ed è vivo per miracolo); al primo turno pronti via, rimontona e vittoria contro Samantha Stosur, campionessa qui due anni fa. Peccato non sia durata: la Hantuchova non ha avuto pietà. Tuttavia la sua intervista post vittoria al primo turno resta negli annali: una bambina emozionata che non si rende conto di quello che ha fatto. O forse sì? Intanto, ha scalato 105 posizioni nel ranking.

 Al netto di una deludente Sara Errani, in crisi di nervi e identità e frenata al secondo turno dall'amica Flavia Pennetta, il torneo delle azzurre è stato più che positivo. Quattro derby in quattro turni consecutivi, tre giocatrici agli ottavi, Camila Giorgi che elimina Caroline Wozniacki e Karin Knapp che fa fuori Elena Vesnina. Non possiamo proprio lamentarci: contro la Azarenka nessuna avrebbe comunque avuto chance. Per quanto riguarda il doppio, Errani/Vinci sono state nettamente battute dalle Williams, e confermano il periodo nero: non vincono un torneo da febbraio.

 Detto di Victoria Duval, le altre non hanno poi brillato: la migliore è forse stata Christina McHale, che ha raggiunto il terzo turno e ha sprecato la grande occasione contro Ana Ivanovic, che aveva praticamente già battuto. Casomai ci sono conferme interessanti: Laura Robson ha raggiunto il terzo turno e ha messo paura a Na Li (poteva portarla al terzo set), Sloane Stephens ha subito la collera e la vendetta di Serena Williams ma ormai entra almeno nelle prime 16 con grande regolarità e da lunedi ha il numero 13 nel ranking. Per le altre, vedere qui sotto.

 Ha salutato il mondo juniores vincendo gli Us Open. Bella trovata, no? Ha giocato quattro partite su sei contro americane (quindi con tifo contro), al primo turno era virtualmente eliminata prima di una grande rimonta, in finale si è trovata sotto di un set e poi 3-5 nel tie break decisivo. Secondo Slam di un anno magico (dopo gli Australian Open), chiude l'avventura juniores con il numero 2 nel ranking e passa ufficialmente pro avendo già una classifica ufficiale (numero 278) e un torneo vinto (a Montpellier). A quasi 16 anni una bella soddisfazione, come quella di aver centrato almeno le semifinali in tutti gli Slam di categoria del 2013. "Io gioco sempre per tirare un vincente", ha detto dopo la vittoria: grande mentalità, ma forse al piano di sopra dovrà adeguarsi maggiormente agli scambi prolungati.

 Sembra una fiaba: ha una sorella che si chiama Hurricane e che, come lei, promette benissimo. Qualcuno le ha già etichettate come le nuove Williams: aiuta il colore della pelle ma anche i risultati. A 15 anni (e al suo secondo Slam) Tornado ha raggiunto la finale juniores, eliminando sulla sua strada due teste di serie come Barbora Krejcikova e Antonia Lottner, e contro la Konjuh è stata a un nulla dal vincere. Il tutto con una gamba mal messa, e un'umiltà da insegnare: "Ero 5-3 nel tie break, ma non ho esperienza: lei ce l'ha, ha giocato meglio e meritato la vittoria". La rivedremo l'anno prossimo, con qualche big in meno (anche Belinda Bencic passa definitivamente pro): arriverà il suo momento?

(Claudio Franceschini)

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