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Fc Barcellona/ Il tiqui taka è morto? Viva il tiqui taka!

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Il Barcellona festeggia la Liga 2013 (Infophoto)  Il Barcellona festeggia la Liga 2013 (Infophoto)

FC BARCELLONA - "Siamo diventati schiavi di un sistema e uno stile: abbiamo esasperato il nostro sistema di gioco". Gerard Piqué conosce bene il tiqui taka: a Barcellona è cresciuto come calciatore, ha fatto la trafila delle giovanili e, dopo essere stato ceduto al Manchester United, è tornato a casa. Quella appena cominciata è per lui la sesta stagione in prima squadra: ha vissuto tutto il ciclo di Pep Guardiola, quello dei 14 trofei in quattro anni e di un dominio totale sul piano del gioco e dei risultati. Quando parla di tiqui taka possiede l'argomento. Il dibattito è aperto da ieri, in Spagna e non solo: il Barcellona ha cambiato. Sembra di stare in uno di quei salotti di alta moda in cui si discute di nuove tendenze, di cosa è "in" e cosa è "out": sondaggi, analisi, scrutini sul fatto che il possesso palla catalano sia noioso o meno, sia funzionale o meno, sia sorpassato dai tempi o no. Quello che è certo è che al Camp Nou hanno fatto una scelta ben precisa: quando Tito Vilanova ha annunciato che non sarebbe stato più in grado di allenare, gli alti vertici della società hanno deciso di aprire a un allenatore "esterno". Una svolta, a suo modo: erano tutti convinti che a proseguire il lavoro sarebbe stato Jordi Roura (il vice, già visto in panchina in alcune occasioni lo scorso anno) o che tutt'al più sarebbe stato richiamato Luis Enrique. Forse la prima idea era quella, ma poi è stata trovata una soluzione alternativa. Il perchè, più o meno, lo ha spiegato Piqué: "E' normale sviluppare nuove idee, avevamo bisogno di varianti perchè gli avversari ti leggono e sanno come contrastarti". Per restare sulla breccia bisogna modificare e sperimentare: sarà anche vero che il Barcellona ha stravinto la Liga lo scorso anno, ma certo non si può negare che in Champions League abbia preso una batosta dal Bayern Monaco (rischiando di uscire anche prima) e che in generale abbia fatto molta più fatica rispetto ai primi anni di Guardiola. Sono naturali evoluzioni: il Milan di Arrigo Sacchi e Fabio Capello sembrava invincibile, eppure a un certo punto non vinse più. Vale lo stesso discorso per i blaugrana, ma attenzione: sbaglierebbe chi pensasse che siamo di fronte a un fenomeno di rivoluzione totale e negazione delle proprie idee. Perchè Gerardo Martino, per tutti "Tata", è un allenatore che in Argentina ha fatto del possesso palla il suo marchio di fabbrica, e perchè il Barcellona ha una filosofia che viene insegnata ai bambini della Masia e che quindi non può venir meno. Quello che si è visto nelle prime partite stagionali è nè più nè meno il sistema di gioco che ha portato a vincere tutto: il pressing alto sulla trequarti avversaria casomai era stato abbandonato lo scorso anno, ma con Guardiola è sempre stato il primo vero segreto dell'occupazione della metacampo altrui. Le zingarate di Leo Messi sulla fascia hanno sempre caratterizzato il gioco della squadra: il concetto del falso nove deriva da questo, non dal fatto che la Pulce non sia una punta di peso. "Il primo attaccante è lo spazio", diceva Pep: e lo spazio si crea facendo uscire la punta centrale e permettendo ad altri di inserirsi. Addirittura, ai tempi di Frank Rijkaard non era raro vedere, per svariati minuti nel corso di una partita, Ronaldinho o Ludovic Giuly al centro, con Samuel Eto'o a fare l'esterno. Niente di nuovo, e qualcosa di nuovo: la scelta di Martino significa questo, ovvero il voler portare qualche elemento che prima non c'era. "Ogni tanto non fa male provare dei lanci lunghi quando gli avversari ti schiacciano e non ti fanno uscire", spiega Piqué; "il Tata sta provando a cambiare senza intaccare il nostro stile". Per ora si è fatta fatica ad assimilare qualche punto, ma le vittorie sono arrivate: la Supercoppa di Spagna, e nove punti in campionato (con un 7-0 rifilato al Levante all'esordio). Il Barcellona è sempre lo stesso: anche negli anni bui di Serra Ferrer e Carles Rexach dominava gli avversari sul possesso palla e faceva goleade, ma non era continuo e imbarcava acqua in difesa. Variazioni sul tema, potremmo chiamarle così: l'unico modo per restare sulla breccia. Perciò fidatevi: il tiqui taka non è morto. Anche perchè, noioso o meno, è stato tremendamente efficace; forse era più divertente guardare lo spumeggiante Arsenal giovane di Arsene Wenger, ma siamo certi che dalle parti di Ashburton Grove non la pensano allo stesso modo. 

(Claudio Franceschini)



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