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Samuel Eto'o/ Roberto Carlos accusa: in Russia pensava solo a se stesso

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Samuel Eto'o con la maglia dell'Anzhi (Infophoto)  Samuel Eto'o con la maglia dell'Anzhi (Infophoto)

SAMUEL ETO'O - Roberto Carlos non le manda a dire e, indirettamente, invia un messaggio al Chelsea e a José Mourinho. Samuel Eto'o non gioca più nell'Anzhi Makhachkala: prevedibilmente o meno, il rapporto tra l'attaccante camerunense e il club del Daghestan non è durato nel tempo. Che sia avvenuto a causa della riduzione del budget voluta da Sulejman Kerimov, il dato di fatto è che adesso i Blues sono la nuova casa di Eto'o. All'epoca il suo trasferimento all'Anzhi, squadra della periferia russa che provava a diventare grande, aveva fatto scalpore: d'accordo lo stipendio da urlo, ma a 30 anni il camerunense aveva ancora molto da dire nel calcio europeo di primo livello, ed era parsa quantomeno "curiosa" la decisione di ritirarsi in una pensione dorata al riparo dai grandi riflettori. Oggi Roberto Carlos dà conferma a chi era apparso scettico, rivelando attraverso GloboEsporte alcuni particolari della convivenza con Eto'o. "All'Anzhi Samuel ha fatto tutto, tranne che giocare a calcio". Attacco niente male, cui seguono dettagli: "Inizialmente ho dovuto spiegare ai giocatori russi perchè l'avevamo comprato: ci furono alcuni problemi all'interno dello spogliatoio". L'episodio non è isolato in Russia: Hulk e Axel Witsel furono trattati allo stesso modo dai compagni dello Zenit San Pietroburgo, poco propensi ad accettare che i due stranieri avessero stipendi oltremodo smisurati. Luciano Spalletti sedò la rivolta mettendo fuori rosa un paio di ammutinati, ma intanto i risultati sportivi erano andati a farsi benedire. Nel Daghestan è successo qualcosa di simile, e certo Eto'o - come spiega Roberto Carlos, che all'epoca era assistente allenatore e giocatore - ci ha messo del suo. "A un certo punto iniziò a interferire con il mio lavoro: voleva prendere il posto di Guus Hiddink e il mio, voleva avere il totale controllo del club". In che modo: l'ex terzino brasiliano spiega che Eto'o era più interessato all'arrivo in squadra di calciatori suoi amici che alle prestazioni sul campo, e che "noi dicevamo una cosa e lui ne riferiva un'altra nello spogliatoio: il suo comportamento mi logorava, e così avvisai che me ne andavo". Tanto che oggi è direttore sportivo del Sivasspor in Turchia (dove ha anche giocato, con la maglia del Fenerbahce) e di Eto'o dice ancora che "lo conosco da quando ha 16 anni ed è sempre stato un bravo ragazzo, ma c'è una parte di lui che lo porta a focalizzarsi troppo su se stesso e a pensare troppo poco al gruppo; questo in uno spogliatoio può essere un grosso rischio". José Mourinho è avvisato, ma del resto lo conosce bene: con l'Inter i due hanno vinto tutto, e se c'è uno in grado di tenere a freno l'ego del camerunense, quello sembra proprio essere lo Special One.

(Claudio Franceschini)



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