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Udinese-Genoa (1-0)/ La vittoria convince, i fischi meno

Pubblicazione:mercoledì 25 settembre 2013

Francesco Guidolin, allenatore dell'Udinese (Infophoto) Francesco Guidolin, allenatore dell'Udinese (Infophoto)

UDINESE-GENOA - Come aveva promesso Guidolin ha cambiato qualcosa: fuori un centrocampista e più libertà a un secondo trequartista dietro a Di Natale e un modulo, il 3-4-2-1, che ha fatto volare l’Udinese alla fine dell’anno scorso. Un modulo in realtà che apparentemente non dovrebbe essere molto diverso dal 3-5-1-1 tanto caro a Guidolin, ma che evidentemente visti i giocatori che lo interpretano risulta tale, perché i risultati di questo cambiamento si vedono fin dai primi minuti. È indubbio che occorre un altro test, magari su un campo fuori casa, magari su un avversario meno in rodaggio, e contro l’Atalanta di Colantuono domenica sarà già interessante vedere come si comporteranno i bianconeri. L’Udinese parte forte, il Genoa è costretto a chiudersi, la nuova difesa a 3 di Liverani regge molto bene, soprattutto grazie a un immenso Portanova, ma è ancora in fase di costruzione, i due esterni per più di ottanta minuti si sono schiacciati sulla linea di difesa e le ripartenze rossoblu erano preda di famelici brasiliani in bianconero. Solo una ripartenza in tutta la partita ha impensierito la difesa friulana, con tiro dal limite di Konate e parata di Kelava in calcio d’angolo, tutte le altre sono state interrotte da un piccolo ma immenso Allan e un buonissimo Danilo. La condizione fisica dei friulani sembra dar ragione a Guidolin quando parlava di un problema mentale, la gamba sembra esserci e i primi segni di stanchezza arrivano solo nel secondo tempo da alcuni che in effetti hanno corso tanto. Con Muriel in panchina ieri sera il compito di unire i reparti e di servire capitan Di Natale è stato del Mago e di Pereyra. Il brasiliano sempre più punto di riferimento e idolo dello stadio, l’argentino molto più efficace in questa posizione che gli permette di spaziare tantissimo sul fronte d’attacco. Le occasioni non tardano ad arrivare, molti i tiri da fuori, buone le prove anche se non sempre riuscite per gli inserimenti delle fasce o dei centrocampisti, sfruttati con maggiore cattiveria i calci piazzati dai colossi della difesa di casa, bene ovviamente Di Natale autore anche di un gol annullato per fuorigioco. In sintesi buonissimo primo tempo ma pareggio giusto vista l’ottima prova difensiva genoana. Nel secondo tempo la musica non cambia, a cambiare dopo una decina di minuti sono gli interpreti, Guidolin toglie un ottimo, ma probabilmente stanco Maicosuel e lo stadio non sembra prenderla benissimo, qualche mugugno, qualche fischio prima di tributare i giusti applausi al Mago autore di un’altra prestazione convincente. Con Muriel in campo aumenta la prepotenza friulana, meno raffinato e meno coinvolto nella manovra friulana il colombiano è però un’arma micidiale, le sue ripartenze sono impressionanti e quando lascia esplodere il tiro mai niente è banale. La mole di gioco aumenta, e al 34’ dopo diversi tentativi Di Natale segna con la complicità fondamentale di Calaiò (subentrato a Konate) che devia di testa nella propria porta una punizione dell’attaccante friulano. Secondo regolamento probabilmente sarà assegnato il gol a Totò, secondo l’umana coscienza il popolo bianconero deve ringraziare l’attaccante Genoano. Dopo ottanta minuti di assedio bianconero, dopo gli ultimi cambi da entrambe le parti (Biondini per Bertolacci, Stoian per Antonini, Lazzari per Di Natale e Zielinski per Pereyra) si assiste al timido tentativo rossoblu di replicare al gol ma sono proprio poche le iniziative riuscite, e soprattutto quasi nulle quelle che possano impensierire Kelava. Orsato fischia e manda tutti negli spogliatoi, applaude il pubblico, sorridono i giocatori, un po’ meno Guidolin. In zona interviste il tecnico lascerà dichiarazioni dal sapore un po’ amarognolo, contento della prestazione lascia intendere un suo disappunto per i fischi della tribuna al momento della sostituzione. Obiettivamente questa Udinese arrivava da un momento difficile e il povero Maicosuel era l'unico a salvarsi dalle critiche, quindi i fischi sono stati più di paura che di malcontento, paura di veder soffrire di nuovo la propria squadra vedendo uscire il giocatore più in forma. Probabile anche che i fischi siano una forma di difesa del giocatore nei confronti di un allenatore che ci ha messo più di un anno a perdonarlo. In ogni caso a Udine quattro fischi non sono certo un segnale così catastrofico come ha lasciato intendere il tecnico, forse non è il caso di esasperare sensazioni e sentimenti in una piazza dove il calcio moderno fatto di tifo violento, procuratori e calciatori mercenari, contestazioni, esoneri preventivi non attecchisce più di tanto. (Giovanni Bellina)

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