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Calcio e altri Sport

Calciomercato Milan/ L'amministrazione a Galliani, gli straordinari a Sean Sogliano

Il cda di dicembre ha limitato i poteri di Adriano Galliani. Sogliano sarà disposto ad accettare i termini che riducono il margine d'azione sul mercato? L'analisi di CHRISTIAN PRADELLI

Adriano Galliani, 69 anni, amministratore delegato del Milan (INFOPHOTO)Adriano Galliani, 69 anni, amministratore delegato del Milan (INFOPHOTO)

Attualmente Sogliano è il ds del Verona ma, come sapete, durante l’anno i dirigenti non possono cambiare squadra. Le regole sono chiare, solo a giugno“. Parole di Adriano Galliani prima dell’esordio di Clarence Seedorf in panchina, prima di Milan-Verona, prima che allo stesso Sean Sogliano potessero fare la medesima domanda. Ci abbiamo provato a fine gara, non lo nascondiamo. L’amico, collega di Telelombardia ed editorialista per SpazioMilan.it, Andrea Longoni, ha abbozzato un chiacchiericcio informale. Senza successo: uno sguardo, un cenno, un saluto. E soprattutto un “no” come dire “Non è la serata, non è ancora il tempo“. Ma l’imbarazzo era abbastanza palpabile. Il titolo del post Milan-Verona è proprio questo: Sean Sogliano, a Dio piacendo, sarà il prossimo direttore sportivo rossonero. Carica che, ricordiamo, attualmente è vacante dopo il saluto forzato di Ariedo Braida e dopo la nuova distribuzione delle cariche e delle mansioni ufficializzata il 19 dicembre scorso. A proposito della divisione tra poteri sportivi e amministrativi, come anticipato in settimana da Il Sole 24 Ore, i plus di Adriano Galliani appaiono ridimensionati rispetto alle deleghe assegnate nello scorso aprile e revocate dal cda prenatalizio. Nel dettaglio, consultando documenti ufficiali, si scopre che se prima Galliani godeva di “tutti i poteri di ordinaria e straordinaria amministrazione, con l’obbligo di riferire al cda in particolare sugli atti straordinari che andrà a compiere“, ora potrà esercitare solo “tutti i poteri di ordinaria amministrazione“, con un tetto di 25 milioni per la singola operazione di calciomercato e di 10 milioni sul singolo ingaggio. Cifre importanti, sia inteso. Cifre che, a memoria, il Milan non sfora dai tempi dell’acquisto di Alessandro Nesta che costò 31 milioni di euro. Ma è chiaro che il “tetto” imposto a Galliani rappresenta senza alcun dubbio un’ulteriore svalutazione della sua proverbiale autonomia. O vicarietà, se preferite.