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Australian Open 2014/ Tennis ATP: favoriti, outsider e possibili sorprese del primo Slam stagionale

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Il busto di Rod Laver, vincitore di 11 Slam, campeggia al Melbourne Park (Infophoto)  Il busto di Rod Laver, vincitore di 11 Slam, campeggia al Melbourne Park (Infophoto)

Roger Federer Non metterlo almeno tra gli outsider sarebbe decisamente fuori luogo. Il Re è sempre il Re: non si vincono per caso 77 titoli (quanti John McEnroe, terzo posto assoluto), nè 17 Slam (record maschile assoluto). I problemi sono altri: l'età che avanza, i continui acciacchi (anche in tono minore, ma che in un circuito di super atleti fanno la differenza) e forse una fame che non è più come un tempo. Un solo titolo nel 2013, due Slam negli ultimi quattro anni: c'è stato il guizzo del settimo Wimbledon, ma dalla conquista degli Australian Open 2010 ha giocato una sola finale in un Major. In più lo scorso anno ha dimostrato che contro i grandi non vince più: a meno che non trovi due settimane perfette e qualche aiutino dagli altri non lo vedremo sollevare il trofeo.

Tomas Berdych Gli manca sempre un centesimo per fare l'euro, e lo dice la sua storia: sembrava arrivato quando a quasi 25 anni ha raggiunto in finale a Wimbledon, ma da allora ha giocato le semifinali di uno Slam in una sola occasione, a Flushing Meadows nel 2012. Il motivo è semplice: contro i migliori, sulla distanza dei cinque set, non regge il confronto, e se sei tra la quinta e la sesta posizione al mondo ti tocca affrontarli al quinto turno. Per il ceco è sempre stato così: naturalmente i quindici giorni di grazia possono capitare a tutti, ma a bocce ferme non si può certo considerare uno dei favoriti. Outsider sì, comunque: sempre meglio non incrociarlo.

ATTENZIONE A… - Stanislas Wawrinka Quando agli Us Open dello scorso settembre si è spinto fino alla semifinale ed è stato a pochi dettagli dal far fuori nientemeno che Novak Djokovic, la carriera dello svizzero già impreziosita dalla finale conquistata a Madrid pochi mesi prima ha fatto il classico balzo in avanti. Oggi si trova, di fatto, costantemente tra i primi 10 del ranking, posizione sublimata dal primo viaggio al Master con tanto di semifinale centrata; è un osso duro per chiunque, perchè nonostante un fisico non esattamente da atleta ha una straordinaria tenuta sul lungo periodo. Capace di grandi colpi, il suo limite resta quello della concentrazione: a volte spegne la luce e smette di giocare. Agli Australian Open non ha mai brillato: quarti di finale raggiunti nel 2011. 

David Ferrer Situazione curiosa e paradossale la sua: è il numero 3 del mondo, eppure nessuno lo considera mai per le vittorie negli Slam. Ha trovato la parte migliore della carriera superati i 30 anni: avrà anche approfittato degli infortuni di Nadal e Murray e del calo di Federer, ma intanto lui può dire di essere il primo dei "normali" per ranking. Eppure, nonostante sia uno straordinario maratoneta che corre e corre rimandando tutto dall'altra parte del campo, contro i grandi del tennis non ha la minima possibilità di vincere tre set su cinque, almeno a parità di condizione. La prova? La finale del Roland Garros 2013, dove è stato distrutto dal grande amico Nadal, è stata la prima in assoluto. 

LE POSSIBILI SORPRESE - Jo-Wilfried Tsonga Lo mettiamo in questa sezione perchè, di fatto, che possa arrivare in finale se lo aspettano in pochi. L'unico ultimo atto di uno Slam lo ha giocato proprio qui ormai sei anni fa; poi, pur rimanendo sulla breccia e rappresentando una mina vagante, ha sempre fallito i grandi appuntamenti, per esempio la semifinale del Roland Garros 2013 con tutto un popolo che lo sosteneva. Era l'uomo del destino 30 anni dopo Yannick Noah, non ce l'ha fatta. Come non è riuscito a qualificarsi per il Master, mancando clamorosamente i punti necessari nei tornei di preparazione.



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