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Australian Open 2014/ Tennis ATP: favoriti, outsider e possibili sorprese del primo Slam stagionale

Pubblicazione:mercoledì 8 gennaio 2014 - Ultimo aggiornamento:mercoledì 8 gennaio 2014, 15.14

Il busto di Rod Laver, vincitore di 11 Slam, campeggia al Melbourne Park (Infophoto) Il busto di Rod Laver, vincitore di 11 Slam, campeggia al Melbourne Park (Infophoto)

Richard Gasquet Merita una menzione solo per come ha giocato la seconda parte di 2013: vittoria all'indoor di Mosca, soprattutto la qualificazione al Master e una semifinale agli Us Open conquistata battendo Raonic e Ferrer con battaglie chiuse al quinto set. Come talento è tra i primi cinque, il suo rovescio invece non ha eguali per bellezza ed efficacia; purtroppo ha quasi solo quel colpo, e mentalmente non è attrezzato per vincere uno Slam. Finora, almeno.

Jerzy Janowicz Lo aspettiamo da almeno due anni. Gigante di 203 centimetri con un servizio spaventoso, ha messo paura a Federer agli Internazionali d'Italia e raggiunto una semifinale a Wimbledon persa da Murray (cui ha strappato un set rischiando seriamente di salire sul 2-1); pareva destinato alla Top 10 e a inserirsi nella corsa agli Slam, e invece da lì in poi non ne ha più azzeccata mezza. Deve crescere mentalmente: nella succitata semifinale inglese ha passato più tempo a invocare la chiusura del tetto del centrale che a concentrarsi sul gioco. Tuttavia, la grande potenza unita a una più che discreta tecnica potrebbe essere la chiave per un grande torneo.

LE NUOVE LEVE - Bisogna fare un discorso generale. Qualche anno fa il circuito ATP ha salutato l'ingresso di alcuni giocatori destinati, si diceva, a un futuro radioso e luminoso: Grigor Dimitrov, Milos Raonic, Bernard Tomic. E' passato del tempo: l'unico che davvero ha fatto un salto di qualità importante è il canadese, che però al di là dell'ingresso in Top 10 (e della finale a Montreal) non ha ottenuto. Gli altri si sono persi: Tomic ha grande talento ma lotta con la discontinuità e il dispotismo del padre (squalificato dai campi per 12 mesi a seguito di un pugno assestato al compagno di doppio del povero Bernard), di Janowicz abbiamo detto, Dimitrov dopo la vittoria-exploit contro Djokovic a Madrid si è spento all'improvviso, forse distratto dalla relazione con Maria Sharapova. Insomma: la storia ci insegna che gli uomini maturano sportivamente più tardi delle donne e che a 22 anni niente è ancora definito, ma al momento possiamo dire con buona ragione che il ricambio generazionale non c'è stato. Certo: Djokovic, Nadal e Murray sono abbondantemente sotto i 30 anni e Del Potro ne ha 25, ma ci aspettavamo a questo punto una classifica più rivoluzionata. Speriamo, sul lungo periodo, nei più giovani: dall'australiano Nick Kyrgios ad Alexander Zverev, fino al vincitore degli Us Open juniores Borna Coric

GLI ITALIANI - Ci aspettiamo poco, e forse nulla, dagli azzurri. Gli Australian Open ci hanno sempre detto male in termini generali; in più la situazione attuale non è certo delle più felici. Fabio Fognini, che nel 2013 ha avuto un grande exploit di risultati, ha appena ricevuto l'ok dai medici: arriva da un infortunio al retto femorale e non sta benissimo, in più deve imparare a combattere con certi istinti alla McEnroe che nel suo caso, a differenza di quanto accadeva al campione del Queens, lo affondano invece di caricarlo. Andreas Seppi negli Slam non ha mai convinto, e arriva dalla brutta eliminazione di Sydney per mano di Marinko Matosevic, non il più spietato degli avversari. Gli altri, capitanati da Paolo Lorenzi, a meno di trovare improvvisamente la formula magica faranno da comparse. I due che aspettiamo con ansia sono Gianluigi Quinzi e Filippo Baldi; tuttavia, per il momento giocano ancora nel torneo juniores.

(Claudio Franceschini)



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