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FABIO FOGNINI/ Sconfitta, dito medio e umiliazione: storia di un campione nel baratro

Fabio Fognini, eliminato al primo turno del Master 1000 di Shanghai da un giocatore 500 posizioni sotto la sua nel ranking ATP, ha anche perso la faccia mostrando il dito medio alle tribune

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Ci è ricascato ancora una volta, e adesso le scuse e la pazienza sembrano essere finite. Fabio Fognini ha perso incontro e faccia allo Shanghai Rolex Masters; un torneo Master 1000, uno dei più importanti dell’anno. Il match, un incubo: 5-7 4-6 in un’ora e 25 minuti contro lo sconosciuto Chuhan Wang, un cinese di 22 anni al numero 553 della classifica mondiale, presente nel tabellone come wild card e che normalmente Fabio, dall’alto della sua diciassettesima posizione mondiale, dovrebbe sbranare in meno di sessanta minuti. Quello che è venuto dopo è stato ancora peggio: uscendo dal campo, il sanremese ha alzato il dito medio verso le tribune. Visto da tutti. “Ce l’aveva con un solo tifoso” ha raccontato papà Fulvio, provando a difenderlo. “C’era questo spettatore che gli ha urlato ‘bastardo’ per tutto il tempo”. Già: non dovrebbe mai succedere. Ma non giustifica del tutto Fognini, soprattutto perchè non è la prima volta. E lo sappiamo bene. “Sono un osservato speciale” ha detto Fabio dopo aver perso, non prima di aver twittato ironicamente “FANTASTICA trasferta asiatica”. Ormai siamo al fondo del pozzo, dal quale si può solo risalire. E’ un’escalation di sconfitte e follie, questo è il punto. A cominciare da Montecarlo, dove l’anno prima aveva raggiunto la semifinale: perde contro Tsonga (0-6 nel terzo e decisivo set) e si fa riprendere in mondovisione mentre insulta il suo box (“io ci metto la faccia sempre, tu solo quando vinco”). A Monaco arriva in finale, domina il primo set contro Martin Klizan e poi viene nettamente battuto. A Madrid va fuori al primo turno, ma non gli basta: sibila un “ti aspetto fuori” al giudice di sedia. E non è finita qui, anzi il peggio deve ancora venire: dallo “zingaro di merda” urlato in faccia a Krajnovic ad Amburgo, dove era campione in carica, alla minaccia di rompere la racchetta sulla faccia del supervisor di Wimbledon, fino al “non me ne frega nulla di stare qui”, con il “qui” che non identifica un centro commerciale super affollato in un sabato mattina autunnale ma bensì Flushing Meadows e cioè gli Us Open. Fino ad arrivare alla sconfitta di martedi. Fognini rischia ora una squalifica da parte della federazione, che potrebbe non convocarlo in Coppa Davis il prossimo marzo; il punto non è nemmeno questo, perchè - siamo onesti - contro il Kazakhstan possiamo vincere anche senza il nostro miglior giocatore. Il punto è che Fabio non riesce a uscire dal tunnel. “Vado in campo e tiro piano come un bambino di 10 anni”, questa la frase che il padre si è sentito dire, insieme ad altre. Se il 2013 era stato un anno d’oro per lui (due titoli ATP e l’ingresso nei primi 15 al mondo) il 2014 che pure era iniziato bene si è lentamente trasformato in una discesa verso l’abisso. Si dirà: beh, ma anche i McEnroe e i Connors non erano dei santi in campo. Vero, anzi: erano tutt’altro. Ma Mac e Jimbo adottavano certi stratagemmi per innervosire l’avversario e caricarsi, e a guardare la loro carriera e la loro bacheca deve aver funzionato. Per Fabio funziona al contrario: improvvisamente esce il suo lato “cattivo”, e la concentrazione (insieme agli incontri) la perde lui. Sempre papà Fulvio ha rivelato che dopo la figuraccia di Montecarlo lui e il coach José Perlas gli avevano suggerito di fermarsi e prendersi una pausa di riflessione; Fognini non li ha ascoltati ed è finita come sappiamo. Ora riprendersi diventa difficile: hai voglia a dire che il talento c’è e che cambiando i comportamenti arriveranno anche i grandi risultati, sembra essere una scusa buona per un giocatore di 21-22 anni all’inizio della carriera. Fabio ne ha 27: alla sua età i Djokovic e i Murray, che giocavano contro di lui quando erano bambini, hanno più di uno Slam in bacheca e dominano il mondo. Certo fare paragoni è azzardato e nessuno ha mai chiesto al sanremese di essere Nole, ma vederlo affondare così quando avrebbe tutto per stare con i primi della classe (facciamo almeno i primi 10) è sinceramente un grosso peccato. Prossimo appuntamento a Mosca: “Per fortuna l’anno è finito” dice papà Fulvio. Già, per fortuna: ma come la mettiamo con il 2015?

(Claudio Franceschini)

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