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Calcio e altri Sport

Serie A/ Le rose si riducono a 25 giocatori: cosa cambia?

Serie A, domani la FIGC ratificherà la norma che prevede la riduzione delle rose a 25 squadre. Un passo importante per il calcio di casa nostra, anche e soprattutto per i settori giovanili

Mattia De Sciglio, 22 anni, e Bruno Fernandes, 20 (Infophoto)Mattia De Sciglio, 22 anni, e Bruno Fernandes, 20 (Infophoto)

Sarà un giorno importante quello di domani per la nostra Serie A: è infatti prevista la ratifica del restringimento delle rose del massimo campionato a 25 giocatori; tra questi, 4 dovranno provenire dal settore giovanile e altrettanti dovranno essere di formazione italiana, come già prevedono le norme UEFA. E’ una rivoluzione, anche se è probabile - questo almeno si ipotizza sulla Gazzetta dello Sport - che la prima stagione sarà transitoria, con maggiore flessibilità rispetto a chi non sarà ancora pienamente all’interno dei parametri. A parte questo, cosa cambierà in Italia? Tanto, almeno questa è la speranza: già l’abolizione della comproprietà (che sarà effettivo dalla prossima estate) farà molto per ridurre il numero di calciatori sballottati come pacchi postali da una città all’altra, senza la piena comprensione di quale possa essere il loro futuro. Non soltanto: avere rose ristrette significa avere meno margini di rischio, e questo significa che gli Under 21 inseriti nel numero dovranno essere già pronti alla bisogna, perchè in caso di infortuni o squalifiche le emergenze aumenteranno proporzionalmente. Se è vero che i numeri nudi e crudi parlano di circa 80 tagli da effettuare tra qui e giugno, con giocatori che potrebbero finire non tanto in Serie B (anche qui ci sono misure “restrittive”) quanto all’estero, l’altro lato della medaglia ci dice che finalmente i giovani potrebbero essere protagonisti: oggi certi calciatori ancora in erba fanno parte delle rose ma il campo ragionevolmente lo vedono con il lanternino o peggio ancora vengono dati in prestito a più riprese in piazze dove magari giocano poco o non giocano niente, così da non tornare pronti e partire di nuovo. Qualche esempio concreto lo si può già fare: forse la Roma non avrebbe puntato su Ashley Cole e Holebas avendo in casa Crescenzi, l’Inter avrebbe probabilmente ceduto Handanovic racimolando 30 milioni di euro e scommettendo subito su Bardi, e magari la Juventus avrebbe in rosa Fausto Rossi e Rugani. Ovviamente non si può fare di tutta l’erba un fascio: è chiaro che, esattamente come nel caso degli stranieri, ci sono giovani e giovani. Quelli che meritano spazio, e quelli che è giusto si facciano le ossa o che comunque non raggiungono un certo livello. Ma i benefici ci saranno: uno dei motivi per cui il nostro calcio vive una fase di declino risiede proprio nel non riuscire, per scelta o altro, a coltivare i vivai, con la conseguenza che i giovani non si formano sul campo e non sono pronti ai grandi palcoscenici prima di una certa età. Di più: avendo in mente le parole di Antonio Conte sullo stato della Nazionale, è chiaro che portare a vestire la maglia azzurra giocatori che sono impiegati poco abbassa il livello qualitativo, oppure rende necessario chiamare veterani senza la possibilità di progettazione a lungo termine; mentre in altre parti del mondo ci sono nazionali Under 21 che potrebbero benissimo competere con i "grandi". Insomma, gli effetti pratici della norma andranno visti e studiati con il tempo, ma sicuramente il passo è di quelli che possono arrivare a cambiare le cose in maniera importante. 

(Claudio Franceschini)

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