BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

MARCELLO LIPPI/ Il tecnico viareggino si ritira: ha riportato la Juventus in cima al mondo

Pubblicazione:lunedì 3 novembre 2014

Marcello Lippi con Alessandro Del Piero; sullo sfondo Lilian Thuram (Infophoto) Marcello Lippi con Alessandro Del Piero; sullo sfondo Lilian Thuram (Infophoto)

MARCELLO LIPPI, IL VIAREGGINO SI RITIRA - Marcello Lippi ha vinto il terzo campionato in Cina (in tre anni) e poi ha detto stop. Lascia le panchine a 66 anni, dopo 32 di onoratissima carriera; non c’è dubbio alcuno che tra tutti i trofei che ha conquistato (sono 19) siano quelli con la Juventus che si ricordano maggiormente, oltre certo al Mondiale 2006. Per capire chi è stato Marcello Lippi per i bianconeri, per raccontarlo anche a chi non lo ha vissuto direttamente o di lui ha conservato soltanto i ricordi del secondo periodo a Vinovo, si può tracciare un paragone con l’arrivo di Antonio Conte nell’estate del 2011 (e qui non c’è bisogno di riesplorare con la memoria). Siamo nel 1994: la Juventus ha appena dato l’addio a Giovanni Trapattoni, che dopo un lustro nerazzurro era tornato a Torino per vincere la Coppa UEFA, ma niente di più. La Signora è in un limbo: dopo i trionfi dei primi anni Ottanta non è più riuscita a vincere lo scudetto. Su quella panchina si sono succeduti Rino Marchesi, Dino Zoff, Luigi Maifredi, per l’appunto ancora Trapattoni: nessuno ha risollevato la squadra dai suoi antichi fasti. Il Napoli ha vinto due campionati, ora domina il Milan: tre scudetti consecutivi e una striscia di imbattibilità che ha toccato le 59 partite (in Serie A). Ma in quell’estate a Vinovo arriva Marcello Lippi, che ha appena portato il Napoli del post-Maradona in Coppa UEFA. E’ un azzardo: ha 46 anni e appena tre stagioni di esperienza in Serie A, già con due esoneri alle spalle e nessuna esperienza in una grande squadra. La nuova dirigenza, che si identifica nel triumvirato Moggi-Giraudo-Bettega, pensa che sia l’uomo giusto per ripartire. Un volto nuovo, non legato ad altre realtà “forti”, un allenatore in rampa di lancio. Hanno ragione loro: da Vinovo partono giocatori come Andy Moeller e Dino Baggio, arrivano Ciro Ferrara, Paulo Sousa e Didier Deschamps. A ottobre la Juventus batte il Milan campione d'Italia e d'Europa, a maggio è già scudetto: nel primo campionato della storia con i 3 punti il viareggino ne incamera 73 e stacca di 10 Parma e Lazio, festeggiando il tricolore con un 4-0 ai ducali davanti al proprio pubblico. I tifosi bianconeri riassaporano il gusto della vittoria in campionato, ma è solo l’inizio: in sette stagioni e mezza, con le dimissioni nel febbraio 1999 e l’avventura all’Inter da contorno e separazione di due momenti distinti, la Juventus vincerà altri quattro scudetti e soprattutto tornerà sul tetto d’Europa e del Mondo (al primo tentativo) dai quali mancava da 21 anni. Sotto la guida del Paul Newman di Viareggio giocano alcune delle squadre bianconere più forti di sempre: quella del tridente Ravanelli-Vialli-Del Piero, quella di Zizou Zidane e David Trezeguet, quella di Nedved e Davids con Buffon, Cannavaro e Thuram. Tanti moduli (dal 4-3-3 al 4-4-2 passando per il trequartista dietro le punte), il denominatore comune Alex Del Piero, quattro finali di Champions League in otto stagioni (anche se con una sola vittoria: questo il più grande rammarico). Basti pensare a un dato: nella Walk of Fame bianconera, il Cammino composto da 50 stelle che simboleggiano i calciatori più rappresentativi della storia bianconera (scelti dai tifosi), ben 19 sono stati allenati da Lippi. Non solo: la domanda sul fatto che la Juventus di Lippi sia stata la più forte di tutti i tempi è ancora acceso. Forse non lo è, o forse sì, ma questo cambia poco; Marcello Lippi resterà sempre legato al mondo bianconero come uno degli allenatori più influenti e importanti della storia. Lui prima di Antonio Conte ha preso una squadra che non vinceva e l’ha trasformata in una macchina semi-perfetta. Lui prima di Conte ha riportato il bianconero in cima. Lui ha fatto di Conte il suo capitano e il suo guerriero in campo. Sarà solo un caso? 

(Claudio Franceschini)



© Riproduzione Riservata.