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Basket Lega A/ Recalcati e il miracolo Montegranaro: senza soldi, ma con grande lavoro

Basket Lega A, Carlo Recalcati sta provando a salvare Montegranaro nonostante la crisi non garantisca gli stipendi: la sua denuncia è caduta nel vuoto, ma lui continua a lavorare al 100%

La Sutor Montegranaro festeggia la vittoria a Varese La Sutor Montegranaro festeggia la vittoria a Varese

La salvezza senza stipendi? Si può. Lo insegna Carlo Recalcati, uno che del resto ne ha viste così tante da non fermarsi a qualche particolare, fosse anche la crisi di una società che non garantisce i pagamenti. Giocatori che se ne vanno, altri che tutti i giorni si presentano in palestra senza sapere se vedranno soldi, una situazione disastrata; eppure il buon Charlie, con la Sutor Montegranaro, sta compiendo il miracolo. Domenica ha vinto nella sua amata Varese, quella in cui ha vinto lo scudetto della stella e fatto tornare il tricolore sotto le Prealpi a 21 anni di distanza: 75-69 in rimonta, e una classifica che dice 14 punti, a +2 su Pesaro, con gli stessi punti di Cremona e 2 sotto Varese e Bologna, che non si aspettavano di essere in lotta per non retrocedere. L'ennesimo miracolo di Charlie: più di 700 partite in Serie A, tre scudetti vinti (uno a Bologna e uno a Siena oltre a quello di Varese), argento olimpico ad Atene 2004 con una Nazionale entusiasmante. Aveva già denunciato, Recalcati. Aveva parlato, fatto fuori tutto, messo in piazza la situazione di Montegranaro; costretta letteralmente a sopravvivere senza aiuti. "Parliamo di difficoltà societarie, non di problemi enormi come quello di Siena. Sono fiducioso" è tornato a dire, parlando a Repubblica. Eppure c'è stato un periodo, "un mese fa, in cui i ragazzi erano scoraggiati. Adesso hanno ripreso a crederci, e la partita di Varese li premia". Una vittoria che può valere una salvezza incredibile; anche se il calendario è contrario, anche se le difficoltà economiche hanno allontanato due giocatori fondamentali come Mardy Collins (finito a giocare l'Eurolega con l'Olympiacos) e Josh Mayo (a Roma). "Siamo nel mezzo: come tasso tecnico abbiamo perso giocatori, ma abbiamo raggiunto una formazione mentale che ci permette di giocarcela fino alla fine. Può capitare di tutto in questi ultimi due mesi". Recalcati ha scelto di restare: dice di averlo fatto per rispetto di chi aveva deciso la stessa cosa. "Qualcuno mi ha criticato, altri hanno apprezzato. Nella mia carriera non ho mai avuto paura di ripercussioni negative della mia immagine, soprattutto se questo avesse portato vantaggi ai giocatori che alleno". E i vantaggi ci sono: nessuno avrebbe messo un euro sulla salvezza conquistata sul campo, e invece la Sutor se la gioca. Restano le grandi difficoltà che attraversa il nostro basket: la liquidazione di Siena è la punta dell'iceberg, ma da tempo affrontiamo una crisi di soldi non da poco. "Avevamo avuto avvisaglie con l'uscita di scena di personaggi come Benetton e la scomparsa di club storici", dice Recalcati, riferendosi a quella Treviso protagonista anche in Europa negli anni Novanta e Duemila, ma anche alla Fortitudo dove lui stesso ha vinto un campionato. "Abbiamo nascosto i problemi per paura delle critiche, e ora ecco i risultati". La ricetta è pronta, secondo Charlie. "Fare scelte anche impopolari, mettere paletti, magari bloccare le retrocessioni per dar modo alle società di strutturarsi e risanarsi. Della riforma dei campionati ne parlavamo tempo fa". Già, e poi nulla è stato fatto. Per fortuna ci sono esempi come Carlo Recalcati che, crisi o non crisi, garantiscono grande professionalità e dimostrano che i risultati sul campo, se lavori in un certo modo, possono arrivare; che non resti l'unico. 

(Claudio Franceschini)

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