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Champions League/ Guardiola, disfatta è stata. Ma il suo Bayern Monaco è un altro

Josep Guardiola, 43 anni, prima stagione al Bayern Monaco (Infophoto)Josep Guardiola, 43 anni, prima stagione al Bayern Monaco (Infophoto)

Quando in estate Pep ha iniziato la sua avventura bavarese, il sottoscritto pensava - come altri - che nel 4-3-3 Robben e Ribéry avrebbero avuto in Thomas Muller il loro "falso nueve". E invece Pep ha deciso che non poteva panchinare Mandzukic a cuor leggero, e ha preferito optare per un  poi modificato in un 4-2-3-1. Nel quale la presenza di un centravanti d'area, pur bravo a uscire e giocare di sponda, ha "snaturato" il suo gioco. Non è un caso che dopo il disastroso primo tempo dell'Allianz Arena Guardiola abbia tolto il croato (e doveva segnare 5 gol per qualificarsi) per inserire Javi Martinez: è cambiato poco, ma il Bayern ha avuto ben altra fluidità. Ieri sera il catalano si è dato tutte le colpe della disfatta, ma non sarebbe cambiato molto: ripetiamo, la partita in sè è un episodio, il Real Madrid è stato più forte e l'ha interpretata perfettamente. Punto. Sulla stagione in generale resta da dire un paio di cose: la prima, che Guardiola aveva impostato il fulcro della manovra su Thiago Alcantara, e che Thiago Alcantara, il suo "1" nel 4-1-4-1 o il playmaker basso nel  che verrà, ha giocato 25 partite in stagione stando fuori da fine agosto a metà novembre e poi da fine marzo a oggi. La seconda, che se c'è un vero errore commesso dall'allenatore è stato quello di non essere riuscito, dal 2008 a oggi, a migliorare la fase difensiva sulle palle inattive; era un cruccio a Barcellona, lo è a Monaco di Baviera. Il tempo ci dirà se abbiamo ragione, ma la tesi difensiva è la seguente: questo non è il Bayern Monaco che Guardiola aveva pensato. Lo sa lui (e ha accettato che fosse così) e lo sa la dirigenza, che ovviamente mugugna e si fa sentire ma quando si è trovata senza Heynckes ha puntato su Pep proprio per spettacolarizzare il gioco di una squadra che era già vincente. Il resto conta poco: anche la squadra più forte e tatticamente preparata al mondo può andare incontro a rovinose sconfitte. Ricordate il Real Madrid del Westfalenstadion? Paragonatelo a quello di ieri sera: sono passati 21 giorni. 

(Claudio Franceschini)  

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