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Pagelle/ Internazionali d'Italia 2014: i voti del torneo femminile di Roma

Serena Williams con il trofeo degli Internazionali d'Italia 2014Serena Williams con il trofeo degli Internazionali d'Italia 2014

 Sorpresa assoluta del torneo. Ormai ha 25 anni e non può rientrare nella categoria delle nuove leve, ma attenzione: in un anno ha scalato più di 70 posizioni in classifica, rientrerà nella Top 40 e si pone sulla scia di Na Li portando alta la bandiera del tennis cinese. Capolavoro contro Petra Kvitova, la maturazione l'ha però raggiunta contro Christina McHale che ha costretto a tre set prima di batterla. La Williams era francamente ingiocabile, però il suo costante movimento lungo in campo l'ha in qualche modo infastidita, sia pure per una manciata di minuti. Adesso si deve confermare: due grandi tornei capitano a chiunque, la continuità è merce rara (specialmente in campo femminile). 

 Ci risiamo: arriva passeggiando fino ai quarti, poi crolla appena la posta in palio aumenta di gradi di prestigio. In carriera ha 13 titoli, ma pochi veramente importanti; un po' è perchè come tipo di gioco (era già successo, con diverse proporzioni, a Martina Hingis) soffre le avversarie che tirano a tutto braccio e sono precise e costanti; un po' perchè lei stessa tende a scomparire quando la situazione diventa rovente. Fatto sta che la polacca è presenza costante nelle prime otto, ma il suo nome nelle finali dei tornei grossi non compare quasi mai. A Roma ha perso dalla Jankovic mentre aveva umiliato la nostra Schiavone; più che di avversarie, è un problema di testa. 

 Tornata in grande stile vincendo a Stoccarda e Madrid, arrivava a Roma con una striscia di 12 vittorie consecutive; ma ha mostrato di non essere ancora del tutto a posto facendosi battere nettamente da Ana Ivanovic, che come detto aveva sempre sconfitto negli ultimi sette anni e contro cui aveva vinto la finale del Porsche Grand Prix. Sembra di capire che per la russa sia più che altro una questione psicologica; quando è concentrata e al massimo fisicamente è l'unica - insieme alla Azarenka - a poter davvero mettere in crisi la Williams, solo che fisicamente a posto ci è stata pochissimo negli ultimi cinque anni. 

 Della Errani abbiamo detto, di Roberta Vinci (5) c'è poco da dire, delle altre non possiamo che parlare bene. Flavia Pennetta (6,5) ha vinto una partita nient'affatto scontata contro la Bencic ma poi non ne aveva più per superare la Jankovic, per la Schiavone (7,5) stesso discorso perchè dopo la battaglia contro la Muguruza è arrivata con fiato corto a sfidare la Radwanska. Karin Knapp (6) vive un momento particolarmente difficile ma qui è stata sfortunata nel sorteggio (subito la Ivanovic), mentre Camila Giorgi (6,5) ancora una volta ha giocato con le due personalità: dominante contro le più forti (Cibulkova), debole e vulnerabile contro le meno quotate (McHale, con cui aveva già perso a Sydney). Purtroppo i tornei si vincono battendo anche questo tipo di giocatrici; continuiamo a pensare che il problema sia di natura tecnica e di gestione, speriamo che le cose possano cambiare (ma deve innanzitutto deciderlo lei). Male solo Nastassja Burnett (5,5) sfortunata nel sorteggio ma anche lontana dal salto di qualità.

 Escono sconfitte quasi subito, ma facendo un figurone. Belinda Bencic (7,5) fa fuori la Pavyluchenkova e poi porta la Pennetta al terzo set e vicina al punto di rottura; Christina McHale (7) elimina Cirstea e Giorgi e poi gioca un incontro memorabile contro Shuai Zhang perdendolo solo dopo due ore e 41 minuti, lo stesso tempo nel quale Garbine Muguruza (6,5) si fa battere dalla Schiavone dopo averla messa alle corde (e la Leonessa ha un titolo e una finale Slam su terra rossa). Il ricambio generazionale avviene rapido; certo non parliamo ancora di Top Ten, ma ci arriveremo e potrebbe essere presto. Peccato solo che le due maggiori rappresentanti, Eugenie Bouchard (5) e Sloane Stephens (5,5) siano venute a Roma per fare le comparse. 

(Claudio Franceschini)

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