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Pagelle/ Internazionali d'Italia 2014: i voti del torneo maschile di Roma

Pagelle Internazionali d'Italia 2014: i voti del torneo maschile di Roma. Al Foro Italico terzo successo per Novak Djokovic che batte in finale Nadal; è anche il terzo Master 1000 dell'anno

Novak Djokovic, 26 anni, festeggia la terza vittoria agli Internazionali d'Italia (Infophoto)Novak Djokovic, 26 anni, festeggia la terza vittoria agli Internazionali d'Italia (Infophoto)

E' Novak Djokovic il vincitore degli Internazionali d'Italia 2014. Al Foro Italico il serbo batte in finale Rafa Nadal nel loro quarantunesimo incrocio (bilancio 22-19 per lo spagnolo) e conquista Roma per la terza volta, prendendosi anche il terzo Master 1000 dell'anno (e il diciannovesimo in carriera). Abbiamo dato i voti ad alcuni dei protagonisti del torneo. 

Terzo Master 1000 in un 2014 iniziato per lui alla grandissima. Nadal non lo spaventa più: aveva perso quattro delle ultime cinque finali contro lo spagnolo, prima di piazzare un poker devastante tra Pechino e Roma, passando per il Master e Miami. Lo spagnolo non lo spaventa più, nemmeno dopo aver perso il primo set e sulla terra rossa; anzi, è proprio l'aver trionfato in casa di Rafa e contro Rafa che rende questa vittoria ancora più speciale e premonitrice per il futuro breve (leggi Roland Garros). Ha sofferto contro Ferrer e Raonic, ha perso un set da Kohlschreiber iniziando a giocare dopo venti minuti; si è sempre rialzato, non mancando mai nei momenti che contano. Adesso manca solo lo Slam, quello che non arriva da Melbourne 2013: se gioca con questa intensità è imbattibile. 

Il voto è sostanzialmente per il fatto che dopo Montecarlo e Barcellona non molti gli davano credito. Che non sia al 100% è evidente, che stia pagando un 2013 portentoso è sotto gli occhi di tutti. Il suo gioco è talmente fisico e spinto che appena la condizione cala di un 2-3% ne risente, anche contro Simon o Youzhny che normalmente avrebbe sbriciolato; eppure si è presentato in finale demolendo Dimitrov (per la prima volta, perchè ci aveva sempre sofferto) e soprattutto vincendo il braccio di ferro contro Andy Murray che dopo il primo set e sul 4-2 nel terzo lo aveva messo sotto sul piano del gioco. Nessuno ha la forza di volontà di Rafa; solo che a volte non basta. Per la prima volta da nove anni arriva al Roland Garros senza aver dominato: ha vinto solo a Madrid, ma ai tre set su cinque può essere un'altra storia. A suo favore. 

E chi se lo aspettava? Il gioco del canadese, bordate in servizio e colpi definitivi senza entrare quasi mai nello scambio, poco si addice alla terra, dove infatti aveva sempre manifestato timidezze e imbarazzi. Non qui: il canadese che per più di metà è montenegrino ha giocato manco fosse sul cemento, spazzando via il nostro Bolelli, poi Tsonga e Jeremy Chardy. Il capolavoro contro Djokovic, costretto a un terzo set al cardiopalma nel quale avrebbe anche potuto centrare un clamoroso upset al termine di un incontro pari per oltre due ore e mezza. "Ha giocato meglio di me nei momenti decisivi" ha detto Milos; il cambio di consegne non c'è stato, ma la conferma che è lui il giovane più pronto a ribaltare le gerarchie è arrivata sul rosso di Roma. 

Qualcosa meno, per due motivi. Primo: non certo per colpa sua, ma Tommy Haas si è tolto di mezzo da solo per infortunio, dopo un primo set giocato e non giocato. Secondo: nell'ora di verità si è sciolto. Aveva sempre fatto soffrire Nadal, costringendolo a giocare il terzo set e andando vicino, anche in Australia, alla vittoria. Qui no: quando doveva essere maturato, quando poteva farcela, quando Rafa non era al meglio, è parso aver accusato il match dal punto di vista psicologico, ricadendo nel suo vecchio difetto. Assolto parzialmente, perchè contro il numero 1 ci sta anche prenderle; ma a questo punto della carriera, e dopo questo torneo, ci aspettavamo quantomeno che ci provasse. Rimandato a Parigi: negli Slam deve ancora lasciare un segno. 

Quasi perfetto, e anche per lui vale lo stesso discorso fatto per Raonic. D'accordo che è cresciuto su campi in terra, ma li ha presto abbandonati; il rosso non gli è mai stato amico. Eppure qui è sembrato a tratti una sorta di reincarnazione di Manolo Santana: contro Nadal ha condotto le danze e fatto la partita, ha tramortito il rivale attaccando sempre, prendendosi rischi mentre l'altro sopravviveva, spingendo come un forsennato. Poi ha subito il colpo da kappaò del numero 1: quando era sopra 4-2 e serviva per allungare ha perso il servizio senza fare un punto, ed è finito pur avendo ancora l'opportunità di impattare. Un grande torneo, per le risposte che ha dato dal punto di vista fisico e per i miglioramenti riusciti a fare sulla terra. Un po' è anche merito di Lendl…