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Serie A 2013-2014 Awards/ Coach of the year, il miglior allenatore dell'anno

Serie A 2013-2014, i premi del campionato: il titolo di allenatore dell'anno, tanti i candidati dal dominatore Antonio Conte alla novità Rudi Garcia, fino alla sorpresa Andrea Mandorlini

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Non è così semplice suddividere i meriti di un'impresa sportiva. C'è chi li attribuisce anzitutto all'allenatore, come hanno fatto gli interisti con Mourinho e come gli juventini stanno facendo con Antonio Conte (emblematica la coreografia per lui all'ultima giornata). Altri tengono fede al vecchio motto per cui sono sempre e comunque i giocatori a scendere in campo (e come dargli torto?). La figura del mister è complessa perché non può limitarsi ad insegnamenti tecnici o istruzioni tattiche, ma soprattutto oggi deve saper "gestire lo spogliatoio", con i suoi zingari e i suoi re. In ogni caso ci sono parametri che restano inequivocabili per valutare il lavoro di un tecnico: i risultati. Che significa la classifica, ma anche la classifica rispetto all'anno precedente, il miglioramento e feeling con i giocatori, il modo di giocare della squadra. Finora il vincitore è sempre stato annunciato dulcis in fundo: in questo caso però è inevitabile sciogliere subito il dubbio, perché il premio di coach dell'anno è un dilemma a due.

Primo posto e vincitore: Rudi Garcia (Roma) Una logica (non "la" logica ma una logica) imporrebbe Antonio Conte sul gradino più alto, però proviamo a riavvolgere il nastro. Torino: prima dello scudetto, dei 102 punti, di Osvaldo all'Olimpico, del 19 su 19 in casa, delle 12 consecutive tra fine ottobre e metà gennaio… Prima di tutto questo c'era un'altro scudetto, con i suoi numeri e record. Roma: prima dei gol di Destro, dello spettacolo Pjanic, del muro Benatia, del 4-3-3 totale, delle 10 di fila all'inizio, della chiesa al centro del villaggio… C'erano misteri su Destro, insulti a Pjanic, dubbi per Benatia, il 4-3-3 dell'assurdo (non ce ne voglia Zeman), un villaggio senza religione. Se la Juve è maratona la Roma è stata progressione, tanto sciolta quanto faticosa per gli stenti del riscaldamento. Il premio di coach dell'anno va (ai punti) a Rudi Garcia, perché come dice Conte bisogna sempre ricordare da dove si veniva. La Juventus da un primissimo posto, la Roma da…due settimi o quasi.

Secondo posto: Antonio Conte (Juventus) Ciò detto diamo ad Antonio quel che è di Antonio: non tanto la medaglia d'argento, che probabilmente non accetterebbe, quanto la palma del miglior allenatore in senso assoluto. Se Garcia è la grande novità straniera Conte resta la miglior conferma italiana: nel mondo in cui mantenere può essere più difficile che iniziare questo vale più di qualsiasi graduatoria o confronto. Inutile dilungarsi troppo, parlano i numeri: 102 punti conditi con imbattibilità casalinga, miglior attacco (80) e miglior difesa (23). Roba mai vista. Irripetibile?

Terzo posto: Andrea Mandorlini (Hellas Verona) anche il terzo posto andrebbe condiviso ed anche in questo caso è una metà di Torino a restarne fuori, se pur di pochissimo. I motivi sono semplici: il Verona si è salvato con un girone di anticipo e soprattutto non ha pagato il salto di categoria. Mandorlini ha riproposto e dimostrato il suo teorema, lo stesso di Lega Pro e Serie B, nel campionato dei più grandi: 4-3-3 non impenetrabile ma compatto ed offensivamente esplosivo, accompagnato da numeri zemaniani (quinto miglior attacco con 62 gol segnati, terza peggior difesa a quota 68). E' stato fortunato, perchè gli è scoppiato Iturbe e rifiorito Toni. Ma anche bravo: a confermare Rafael, insistere con Hallfredsson, valorizzare Cacciatore, riproporre Agostini e Donadel, gestire Jorginho, scoprire Romulo. Eccetera.