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FINALE CHAMPIONS LEAGUE/ L'Atletico Madrid e il paradosso del Cholo, con il "peccato" Diego Costa

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Hanno vinto meritatamente la Liga, ma hanno rischiato di perderla facendo un punto nelle due partite della verità, e sono arrivati al Camp Nou non potendo perdere. Hanno pareggiato e festeggiato, ed è stato giusto così; ma un campionato dominato rischiava di trasformarsi in una beffa. Come ieri sera: in una partita c'è tutta la stagione dell'Atletico. Che resta una grande squadra, un miracolo sportivo e un esempio per tutti; e resta allenata da un tecnico giovane e bravissimo, che oggi vale i primi cinque al mondo. Ma ha imparato, nella notte del Da Luz, che se giochi quel tipo di calcio devi sapere che il gol avversario può arrivare, soprattutto se si chiama Real Madrid e nell'ultimo quarto d'ora sa che non ne hai più e avanza con un centrocampo che sembra la cavalleria di un esercito. Anche per questo non si è spiegata la presenza in campo di Diego Costa; che sia stato lui a decidere di giocare fa poco onore al Cholo, che sapendo di aver bisogno di tutte le forze fresche in campo avrebbe dovuto imporsi ed evitare di sprecare una sostituzione dopo quasi nove minuti, non avendola poi nella ripresa quando Adrian Lopez non camminava nemmeno più, quando Juanfran zoppicava, quando David Villa non teneva più un pallone. Forse sarebbe finita allo stesso modo, o forse no; la lezione qui è che l'Atletico ha perso perchè ha voluto giocare il suo calcio, ma che se non avesse giocato il suo calcio non sarebbe arrivato in finale e a due minuti dall'alzare la Champions League. Le contromosse? Certamente allungare la rosa, e dare più fiducia ai panchinari; la qualità del pressing cambia a seconda degli uomini. E poi avere sempre a disposizione il piano B, una lezione che lo stesso Atletico ha insegnato al Barcellona: forse è impensabile sperare che gli avversari non riescano a segnare, tanto quanto è impensabile andare in porta con il pallone in ogni minuto di ogni partita. E' una lezione amara, che nulla cancella dello straordinario cammino dell'Atletico Madrid; ad alzare la coppa però sono gli altri, e forse questo significa qualcosa. 

(Claudio Franceschini)

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