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SCONTRI ULTRAS/ Da Superga alla follia dell'Olimpico: le due facce dello stesso calcio

Pubblicazione:lunedì 5 maggio 2014

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Il guaio, piuttosto, è che da noi le poche valide regole esistenti vengono puntualmente disattese. Nella vita di tutti i giorni stiamo assistendo alla dittatura delle minoranze violente nei confronti di una maggioranza silenziosa. Avviene nei cortei, in cui si attende soltanto la scintilla giusta per far scattare gli scontri, come capitato a metà aprile a Roma oppure come si vede regolarmente a Torino, in cui la causa No Tav è divenuta foglia di fico utile per giustificare gli assalti a persone e cose. Una terra di nessuno in cui si è confinato anche il calcio, pronto ad autoassolversi di fronte a ogni tipo di osservazione. Si ripete a oltranza che così non si può andare avanti e poi, alla fine, conta solo accapigliarsi intorno ai diritti tv. E se Cesare Prandelli prova a dare un codice di comportamento all'Italia, allora partono i sorrisini. L'esatto contrario di quanto avviene da altre parti, dove la Nazionale è un valore e le partite un bene da proteggere. Usano le leggi, quando necessario: i due tifosi arrestati in pochi minuti dopo aver lanciato un fumogeno contro un guardalinee in Aston Villa-Tottenham a ottobre oppure quello bandito a vita dallo stadio per la banana gettata a Dani Alves in Villarreal-Barcellona. Sfruttano il prodotto perché diventi fonte di ricchezza, sia per avere squadre vincenti sia per investire nei vivai. Infine costruiscono stadi per dare solidità alle società e comodità/sicurezza ai propri tifosi. E noi a guardare, in attesa del prossimo fatto da condannare con inesorabile fermezza che, vista da vicino, puzza sempre di immobilismo.



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