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ITALIA ELIMINATA/ Coppa del Mondo 2014: le colpe di Prandelli per un flop Mondiale

Delusione azzurra: l'Italia è fuori dai Mondiali (Infophoto) Delusione azzurra: l'Italia è fuori dai Mondiali (Infophoto)

Siamo convinti che compito di un CT della nazionale sia quello di formare un gruppo nel corso degli anni, testarlo durante le qualificazioni e le amichevoli e portare avanti un progetto. A volte, spesso, anche a discapito di una stagione nei club. A che pro escludere Cassano per due anni e poi portarlo ai Mondiali? A che pro insistere su Osvaldo, El Shaarawy e Destro e poi lasciarli fuori perchè hanno avuto un'annata difficile? O escludere Diamanti e Giaccherini perchè sono andati a giocare all'estero? Ecco il riassunto: non c'è stata programmazione, e allora tanto valeva portare Toni o Gilardino o Pepito Rossi, e magari anche Totti. E perchè no? Giocatori esperti e con tanta fame che, chissà, le sorti avrebbero potuto cambiarle. Prandelli insomma ha sbagliato innanzitutto in questo: nel non saper creare uno zoccolo duro sul quale imperniare modulo e gioco. Ha avuto quattro anni per farlo, ma siamo arrivati al Mondiale senza un'identità, e questa confusione si è riversata sul campo. Prima di chiudere, altre due considerazioni. La prima: se andate a guardare la rosa della Germania che ha vinto l'Europeo Under 21 nel 2009 ci trovate Neuer, Jerome Boateng, Howedes, Khedira, Ozil, Hummels, Schmelzer. Buona parte della nazionale di oggi, trapiantata da Joachim Loew già per i Mondiali dell'anno successivo. In Italia, l'ultima volta che l'abbiamo fatto, era il 1990 (con la squadra che fu seconda agli Europei di categoria). Sarebbe però lungo aprire un capitolo sul settore giovanile e sul perchè i nostri ventenni finiscono sempre da un'altra parte; ci limitiamo a citare la seconda considerazione. Forse è arrivato il momento di dire che l'Italia di oggi non è competitiva ai massimi livelli. I giocatori che in campionato spopolano e dominano, si vedano anche le magre figure europee della Juventus da 102 punti, a livello internazionale non reggono il confronto. Certo, vincere con giocatori che non sono fenomeni si può: lo insegnano Grecia e Danimarca, e qualche altra squadra. Per farlo però ci vuole tattica, organizzazione, programmazione. Di cui sopra. 

(Claudio Franceschini)

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