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Pagelle/ Roland Garros 2014: i voti ai protagonisti del torneo maschile. Nadal IX domina Parigi, Djokovic si inchina

Pubblicazione:lunedì 9 giugno 2014 - Ultimo aggiornamento:lunedì 9 giugno 2014, 13.05

Rafa Nadal, 28 anni, ha vinto il nono Roland Garros Rafa Nadal, 28 anni, ha vinto il nono Roland Garros

PAGELLE TENNIS ROLAND GARROS 2014: I VOTI AI PROTAGONISTI DELLO SLAM - Ancora una volta, la quinta consecutiva, Rafael Nadal mette le mani sul Roland Garros: il maiorchino batte Novak Djokovic in una finale anche relativamente breve per gli standard cui i due campioni ci hanno abituato e festeggia così il nono titolo sulla terra di Parigi. Conferme e sorprese non sono mancate, un po' di delusione per gli italiani e tanti spunti di riflessione: ecco le pagelle del torneo maschile. 

RAFAEL NADAL 9 Il voto come il numero di Roland Garros in bacheca. Nove volte Nadal, come Martina Navratilova a Wimbledon e solo a meno due dagli Australian Open di Margaret Smith Court, che però ne ha vinti 7 prima dell'era Open. Che dire di Rafa? Sembrava in declino, spento fisicamente, non più dominante sul rosso; ma Parigi è la sua casa, e qui le cose vanno come dice lui. In finale ci è arrivato dominando prima l'amico Ferrer che lo aveva sgambettato a Montecarlo, poi Murray che non ha mai visto la palla. Contro Djokovic ha dimostrato al mondo, una volta di più, che su questi campi e ai cinque set non lo batte nessuno. A parte Soderling, ma questa è un'altra storia. Fanno 14 Slam, Federer è a meno tre; si passa dal rosso al verde con rinnovata fiducia. Un cannibale. 

NOVAK DJOKOVIC 8,5 Fino alla finale è stato perfetto. A differenza di Rafa, lui si è trovato di fronte le nuove leve - o quasi: contro Tsonga e Raonic ha passeggiato, e dire che dal canadese aveva quasi perso a Roma. Gulbis lo ha costretto a giocare un set in più, ma si è trattato di una puntura di insetto e niente più. Rafa però si è dimostrato ancora una volta più forte sulla terra; passi ai tre set (lo aveva battuto a Roma, e a Montecarlo un anno fa), ma ai cinque c'è poca storia. Manca il sorpasso in classifica e perde la quinta finale Slam nelle ultime sette; ma resta nel cuore di tutti per il siparietto con il raccattapalle. Un campionissimo gentleman. 

ANDY MURRAY 7,5 Gran bel torneo anche per lui, allergico alla terra anche se da giovane vi si è allenato non poco. I miglioramenti sul rosso li aveva manifestati già al Foro Italico, qui si è confermato soprattutto contro Monfils che gli ha recuperato due set in un amen e lo ha messo sotto atleticamente; lo scozzese ha semplicemente continuato a martellare, e il quinto set lo ha vinto a zero. La semifinale contro Nadal, lo sapeva anche lui, era semi-impossibile; Andy contava sul quarto di Roma in cui ci era quasi riuscito, ma vagli a strappare tre set. E' finita che non ne ha vinto manco uno. Torna comunque al numero 5 del ranking, assume ufficialmente Amélie Mauresmo e adesso ci si sposta sull'erba: è campione al Queen's e a Wimbledon, e soprattutto qui le regole sono le sue.

ERNESTS GULBIS 8 Sei anni fa, a nemmeno 20 anni, raggiungeva i quarti del Roland Garros. Si era detto: è nata una stella. Poi il lettone si è perso in tante contraddizioni e difficoltà, rimanendo a metà strada; qualche sussulto, ma niente di che. Qui ha vissuto un'esplosione: non tutti sanno vincere un quinto set contro Federer (sia pure quello di oggi) e non tutti triturano Berdych in tre set senza farlo respirare. Raggiunta la semifinale si è trovato davanti Djokovic: gli ha strappato un set ma gli ha solo fatto il solletico. Ma intanto ha centrato il miglior risultato negli Slam, e soprattutto festeggia l'ingresso nella Top Ten. Sull'erba, attenzione, potrebbe anche fare meglio. 

MILOS RAONIC 7 Delle giovani promesse è quello che ha fatto i passi più lunghi e più in fretta. Come potenziale e considerazione partiva dietro a molti, per ora è davanti a tutti. Tabellone non impossibile, ma con insidie: Simon e Granollers sulla terra sono peggio di tanti altri. La vera sfida era contro Djokovic, che a Roma stava per eliminare; qui però non ci ha capito niente, dimostrando che tra Master 1000 e Slam c'è differenza e che se il braccio c'è la testa non può arrivare dopo. Resta il fatto che ormai è presenza costante quando il clima si arroventa; lo attendiamo alla stagione sull'erba, dove può mostrare grandi cose. 

ROGER FEDERER 6 Dare un giudizio al Federer di oggi risulta complicato. Sappiamo che ha lasciato alle spalle gli anni migliori, ma il suo talento sconfinato gli permette di godere sempre dello status di mina vagante, cosa che altri ex numeri 1 non hanno (vedi Hewitt). Proprio per questo forse da lui ci aspettiamo sempre che improvvisamente torni a dominare; la realtà è ben diversa. Da un lato conferma di essere uno dei più grandi della storia, perchè arriva dove altri con la sua carta d'identità e il suo logorio fisico si scorderebbero; dall'altro ormai ha ampiamente fatto capire che nastri e vittorie sono alle spalle. Gulbis lo ha portato al quinto set: si è percepito che avrebbe mollato, era inevitabile e così è successo. Pazienza: il tempo passa per tutti. Ci riproverà a Wimbledon: un anno fa perse al secondo turno dalla meteora Stakhovsky, ma dall'alto delle sue sette vittorie ancora una volta non lo si può dare per morto in anticipo.


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