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Pagelle/ Wimbledon 2014: i voti ai protagonisti del torneo maschile. Djokovic supera un Federer gigante, Nadal-Murray in calo (tennis)

Novak Djokovic (27 anni) e Roger Federer (32) con i trofei di Wimbledon Novak Djokovic (27 anni) e Roger Federer (32) con i trofei di Wimbledon

 Ohibò, questa proprio non ce l’aspettavamo. Nadal che perde contro un diciannovenne? Succede anche questo: da tre anni Wimbledon è maledetto per lo spagnolo, che perde anche la prima posizione mondiale e ora sa di dover difendere una marea di punti da qui a fine anno (i due Master 1000 del Nord America e gli Us Open). Sembra evidente che Rafa abbia pagato, lo ripetiamo, un 2013 nel quale ha spesso e volentieri nascosto il dolore e la fatica per recuperare terreno. Anche uno come lui però non è immortale, e l’erba non fa sconti; era già andato sotto in un paio di set contro Rosol e Kukushkin, quando ha trovato un avversario atletico, senza paura e capace di sparare proiettili è caduto. In questo periodo fa fatica, lo si era visto sulla terra; il Roland Garros ne ha mascherato i limiti fisici e la stanchezza, ma qui il problema è riemerso. Niente di grave, però con la concorrenza che aumenta non può più pensare di vincere solo e soltanto di nervi e forza bruta. 

 Aveva l’occasione d’oro: battere il suo amico Federer (ancora, dopo Montecarlo) e tornare in una semifinale Slam, dove probabilmente contro Raonic sarebbe stato favorito. Non ce l’ha fatta, e da oggi torna il secondo svizzero nel ranking (numero 4). Peccato, ma è oggettivo e lampante che dopo aver vinto gli Australian Open Stan abbia subito un calo fino a quasi crollare; ritrovarsi lassù a 29 anni può essere difficile da gestire dopo una carriera ottima ma senza picchi. Roger lo ha onestamente battuto sul piano mentale; a un certo punto il buon Wawrinka ha iniziato a forzare e sbagliare invece di rimanere calmo e provare a giocare come sa, come aveva fatto appunto nel Principato. Rimane mina vagante tra le più pericolose; perdere da questo Roger non è certo una bocciatura ma intanto ha fallito l’esame di maturità.

 Menzione speciale per l’unico italiano che ci abbia davvero fatto sognare. Poteva diventare il quinto azzurro agli ottavi di Wimbledon nell’era Open; ci è andato vicinissimo in un match, quello contro Nishikori, che si è protratto per tre giorni con in mezzo la domenica di pausa. Ha però giocato benissimo, come non gli capitava da tempo; la vittoria contro Kohlschreiber è una perla in una carriera ormai avanzata, e lo riporta a ridosso dei primi 100. Forse Raonic lo avrebbe distrutto il giorno successivo, a noi resta il ricordo di un torneo giocato sempre all’attacco e senza paura, con la speranza che ora si possa ripetere a Flushing Meadows. 

 Come per le donne: un bilancio del tutto negativo. L’unica giustificazione, se vogliamo, è che dagli uomini ci aspettavamo di meno in termini generali; certamente da Paolo Lorenzi che ancora una volta è stato iellato nel sorteggio avendo pescato subito Roger Federer. Almeno Andreas Seppi e Fabio Fognini però avrebbero potuto e dovuto spingersi più in là; l’altoatesino invece ha perso subito, mentre Fabio ancora una volta è stato eliminato dai nervi e dall’incapacità di gestire la situazione (anche senza dare in escandescenze) in un incontro che stava giocando molto bene. Il reale problema è che non si vedono “ricambi” all’orizzonte: l’unico è Gianluigi Qiunzi che a maggio ha infilato una serie di tre titoli Futures (uno in Romania, due in Marocco) e che ora aspettiamo stabilmente tra i pro senza mettergli pressione. Filippo Baldi ha raggiunto i quarti del torneo juniores; aveva il match in mano ma ha perso.

(Claudio Franceschini)

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