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Pagelle/ Wimbledon 2014: i voti ai protagonisti del torneo maschile. Djokovic supera un Federer gigante, Nadal-Murray in calo (tennis)

Pagelle Wimbledon 2014, i voti ai protagonisti del torneo maschile. Novak Djokovic vince i Championships per la seconda volta, ma Roger Federer esce a testa altissima dalla finale

Novak Djokovic (27 anni) e Roger Federer (32) con i trofei di Wimbledon Novak Djokovic (27 anni) e Roger Federer (32) con i trofei di Wimbledon

E’ Novak Djokovic a laurearsi campione di Wimbledon 2014. Per la seconda volta il serbo trionfa sul campo centrale dell’All England Lawn Tennis Club nella seconda domenica del torneo, battendo in una tiratissima finale Roger Federer. E’ tempo di dare i voti ai protagonisti dei Championships, almeno ad alcuni di loro, e scoprire se abbiano mantenuto le aspettative. 

Finalmente rimette le mani su Wimbledon, dopo essersi arreso in semifinale e finale a seguito del suo primo trionfo. E’ un campione di regolarità: da quando ha giocato la prima finale, Us Open del 1997, solo 7 volte su 28 non è stato tra i primi quattro di uno Slam. Ha vinto il titolo all’inizio del quarto set, quando molti pensavano che lo avesse perso; recuperato da Federer ad un passo dal traguardo e moralmente a pezzi (almeno così sembrava) è rimasto attaccato ritrovando fiducia e infine trovando il break decisivo. Vince il settimo Major e ha nel mirino Connors, Lendl, Agassi, Fred Perry, Rosewall e Agassi; cosa più importante, torna giustamente e meritatamente al numero 1 della classifica mondiale. Nel suo torneo ha rischiato (tanto) solo con Cilic che ha rimontato nei quarti; contro Dimitrov è andato vicino a giocare il quinto set ma si è salvato con esperienza e determinazione. Campione meritatamente, ora punta agli Us Open con il chiaro intento di fare il bis anche lì.

Diciamolo chiaro e tondo: non se lo aspettava nessuno. E invece lui ha dimostrato non solo di poter tornare a giocare una finale Slam (solo la quarta negli ultimi cinque anni) ma anche di poterla vincere. Il recupero effettuato nel quarto set ha del miracoloso se non conoscessimo il suo passato; ma anche così erano in pochi a pensare che avrebbe rimontato Djokovic che serviva per il match fino a fargli giocare un quinto set. Gli è mancato solo il passo finale: avesse fatto il break in apertura, avrebbe vinto perchè il serbo sarebbe andato sotto mentalmente. Così non è stato, ma il suo torneo resta meraviglioso: ha distrutto Wawrinka e Raonic in successione, vendicandosi nel mentre anche di Robredo. Torna numero 3 del mondo (anche se lontano), rimanda l’appuntamento con il diciottesimo Slam ma fa sapere se continuerà. Il problema sarà mantenere questo livello; per come ha giocato ieri sembrava di rivedere i bei vecchi tempi. 

E’ arrivato in semifinale dimostrando che ormai fa parte dell’elite (è il nuovo numero 6 del ranking); ha battuto la stellina emergente Kyrgios, ha superato senza problemi Nishikori. Tuttavia contro Federer non c’è mai stata partita; restano due impressioni, la prima che dai big abbia ancora tanta distanza da colmare, la seconda che dipenda eccessivamente dal servizio. A Roger ha piazzato 17 ace e non ha vinto un set, erano stati 39 contro il ragazzino australiano e l’ha sfangata. Il gioco monodimensionale a bordate in battuta paga solo quando entra la prima; altrimenti, auguri. Ciò detto, è migliorato tantissimo in breve tempo e può fare un altro passo avanti. 

Quasi perfetto. Avesse battuto Djokovic chissà, forse saremmo qui a parlare di altro, di sicuro della sfida che avrebbe potuto segnare il passaggio del testimone. “Baby-Federer” ha triturato Murray manco fosse un qualunque figurante del circuito, poi è stato a tanto così (tre set point) dal portare Nole al quinto set in semifinale. Ormai ha trovato la sua strada, non solo la Top Ten: pare aver risolto i problemi mentali e la paura di spiccare il volo, i colpi da campione li aveva già. Ha solo 23 anni e tutto il tempo; da quando ha reso “pubblica” la sua relazione con Maria Sharapova (che era nel suo box nel corso della semifinale) si è liberato come di un peso. Già agli Us Open potrebbe sfondare, pur se forse il suo gioco si adatta maggiormente all’erba. 

Non capita tutti i giorni: giochi il tuo primo Wimbledon e batti il numero 1 al mondo, un signore che ha messo insieme 14 titoli dello Slam e qui ci ha già vinto due volte. Di Kyrgios parlavano benissimo già in epoca juniores, anche se poi di importante aveva vinto solo gli Australian Open. La vittoria contro Nadal lo ha lanciato nell’Olimpo dei grandi; se sarà un nuovo Rosol o una stella pronta a brillare più di altre lo vedremo. Ha mostrato nervi d’acciaio nel mettere sotto il campionissimo ma anche una difficoltà a farsi strada nei match se il servizio gira poco; è successo contro Raonic e di fatto non ha mai avuto possibilità. Compie un balzo di 78 posizioni in classifica, ha solo 19 anni e il tempo è dalla sua parte; ora deve lavorare duro per confermarsi e non far rimanere questa vittoria una pur splendida avventura. 

La sensazione è che sia arrivato svuotato. L’aver vinto finalmente vinto Wimbledon solo un anno dopo l’oro olimpico gli ha tolto quella fame rabbiosa che lo aveva accompagnato nel 2013 e che gli aveva permesso di superare tutti gli ostacoli. Si è visto bene: contro Dimitrov è crollato su se stesso senza opporre resistenza. Certamente sta anche vivendo un calo (è numero 10 del ranking, non era così lontano dalla vetta dall’inizio del 2008), ma è chiaro che le motivazioni contano e lui non era ancora pronto per fare il bis. In vista degli Us Open si deve ritrovare: un Djokovic così non lo batti giochicchiando e le nuove leve, lo ha provato sulla sua pelle, stanno arrivando e sono pronte.